Lo spazio di confronto della commissione pari opportunità dell'Unione Sindacale Giornalisti Rai
domenica 21 ottobre 2012
CPO USIGRAI: SECONDA ASSEMBLEA DELLE GIORNALISTE RAI
RAI: CPO USIGRAI, OBIETTIVI RAGGIUNTI E NUOVE SFIDE
ANSA) - ROMA, 17 OTT - A poco piu' di un mese dal Congresso
del sindacato dei giornalisti della Rai (a Salerno dal 20 al 24
novembre), durante il quale si rinnoveranno gli organismi
sindacali dell'Usigrai, si e' tenuta oggi a Saxa Rubra la
seconda assemblea delle giornaliste del servizio pubblico
radiotelevisivo, convocata dalla Commissione pari opportunita'
dell'Usigrai. Presenti anche il segretario Carlo Verna e i
candidati alla segreteria dell'Usigrai Giorgio Balzoni, Vittorio
di Trapani per la lista Liberta' di informare e Luigi Monfredi
per la lista l'Alternativa.
Un'occasione per la Cpo - si sottolinea in una nota - per
presentare un consuntivo dell'attivita' svolta nei tre anni di
mandato (dati sulle carriere, sondaggio sulla realta' dei
giornalisti in Rai, vademecum sulla maternita', i dati
dell'Osservatorio di Pavia sulla qualita' dell'informazione Rai,
asilo nido). La Commissione pari opportunita' al Congresso
presentera' una mozione ''per impegnare il sindacato a modifiche
sostanziali al contratto integrativo: recepimento anche in Rai
della legge 1204 che tutela i diritti delle lavoratrici madri e
lavoratori padri, in particolare in relazione ai permessi di
lavoro retribuiti in caso di nascita e malattia del figlio;
realizzazione di servizi e strumenti di welfare a sostegno dei
lavoratori come l'asilo nido aziendale; maggiore attenzione alla
maternita' studiando ipotesi di flessibilita' degli orari di
lavoro; istituzione di un osservatorio permanete, cosi' come
previsto dal contratto di servizio, per monitorare l'immagine
della donna fornita dall'azienda''.
Per la Cpo, ''la valorizzazione delle professionalita'
interne, pari opportunita' nelle carriere, una corretta
rappresentazione della donna, lontana da vecchi stereotipi,
uguale rappresentanza di genere nei programmi di informazione
radiotelevisiva sono punti centrali per recuperare appieno il
ruolo del servizio pubblico. I tre candidati alla segreteria -
conclude la nota - hanno garantito di sottoscrivere la mozione
congressuale della Cpo-Usigrai''. (ANSA).
venerdì 31 agosto 2012
USIGRAI A TARANTOLA: PRONTI A LAVORARE SU FIGURA DONNA
RAI: USIGRAI A TARANTOLA, PRONTI A LAVORARE SU FIGURA DONNA
(ANSA) - ROMA, 23 AGO - La Commissione Pari Opportunita'
dell'Usigrai ''vuole prendere in parola il presidente
Tarantola'', che ha annunciato ''piu' spazio nella
programmazione Rai per le donne che abbiano capacita',
competenze e professionalita'''.
''Da diverso tempo - sottolinea la Cpo dell'Usigrai in una
nota - ci stiamo impegnando perche', anche nella nostra azienda,
ci sia una diversa valorizzazione della figura femminile sia nei
notiziari radio-televisivi che nei programmi delle reti,
sfuggendo a stereotipi culturali e sociali radicatisi purtroppo
anche nel servizio pubblico. Le parole della Tarantola,
condivise peraltro da alcuni consiglieri di amministrazione,
sono pertanto incoraggianti e il sindacato dei giornalisti Rai
e' pronto, come sempre, a fare la sua parte per vincere insieme
questa battaglia di civilta' e dignita' oltre che di corretta
informazione. La Cpo Usigrai auspica un incontro e chiede che le
parole si tramutino presto in atti concreti - conclude la nota -
a cominciare dall'istituzione di quel monitoraggio sulla figura
femminile previsto dalla Convenzione Rai-Stato''. (ANSA).
COM-MAJ
23-AGO-12 18:25 NNNN
domenica 29 aprile 2012
@ROBERTO SAVIANO #FEMMINICIDIO
Roberto Saviano (@robertosaviano)
28/04/12 16:12
Una mattanza: 54 donne uccise dall’inizio dell’anno per mano di mariti, fidanzati, ex. È ora di chiamare questa barbarie #femminicidio.
venerdì 9 marzo 2012
RAINFORMAZIONE - PROFESSIONE DONNA CONVEGNO 8 MARZO IN FNSI
INTRODUZIONE AL SONDAGGIO DELLA CPO USIGRAI
SULLA REALTA’ DEI GIORNALISTI IN RAI
Il sondaggio sulla realtà dei giornalisti in Rai proposto dalla Commissione Pari Opportunità dell’Usigrai è stato distribuito a tutta la popolazione giornalistica presente nelle testate, esclusi i direttori delle stesse e i corrispondenti. Al momento della consegna dei questionari, la stima della presenza dei giornalisti in Rai era, secondo l’Azienda, di 1670 unità e nel computo erano compresi i direttori e i corrispondenti nonché i colleghi impegnati nelle reti, che però non hanno partecipato all’indagine. Hanno risposto alle domande del sondaggio 900 unità, pari al 53.89%. Il campione su cui abbiamo lavorato è, pertanto, da considerarsi rappresentativo. Essendo stato garantito l’anonimato per tutti, al momento della consegna, per massima garanzia di privacy, i questionari sono stati fatti confluire in un unico sacco per disperderne la provenienza regionale. Ed è per questo che nello screening non verranno considerati i parametri di “sensibilità” statistica rapportati alle coordinate geografiche (es: più figli al Nord, meno al centro etc).
Riguardo alle qualifiche (redattore, caposervizio etc), alla voce “altro” hanno risposto prevalentemente i Tco (specificando il più delle volte di essere telecineoperatori giornalisti).
Tra gli obiettivi dell’indagine, lo status e l’individuazione di eventuali disagi o sofferenze su cui il sindacato si potrà impegnare con maggior forza.
SONDAGGIO SULLA REALTA’ DEI GIORNALISTI IN RAI
Realizzato dalla Commissione Pari Opportunità dell’Usigrai
RILEVAMENTO DATI SENSIBILI
Il 55.6% dei giornalisti che hanno scelto di rispondere al questionario della Cpo sono di sesso maschile, il 44.33% sono femmine.
Il dato sull’età rileva che la popolazione giornalistica presente in Rai sta invecchiando: il 40.55% è compresa nella fascia tra i 40 e i 50 anni. Il 36.44% tra i 50 e i 60 anni, il 6% oltre i 60 anni. Il 16.11% ha fra i 30 e i 40 anni, mentre solo uno sparuto 0.88% ha meno di 30 anni. Basti considerare che gli ultra sessantenni superano del 5.12% i giovani al di sotto dei 30 anni presenti nel nostro campione. Un altro indicatore è la somma dei giornalisti di età compresa tra i 40 e i 65 anni che corrisponde al 82.99% dell’intero campione, mentre quelli fra meno di 30 sino a 40 rappresentano complessivamente solo il 16.99%.
Diminuisce il numero dei precari, che costituiscono il 14% del campione. Alla percentuale del 55% che riguarda i redattori ordinari, si aggiunge il 3.88% dei Tco per un totale del 58.88%. Per quanto riguarda gli avanzamenti di carriera, il sondaggio ha rilevato le seguenti qualifiche: 17.66% caposervizio (dato emerso quasi ex aequo tra maschi e femmine, sebbene con lieve preponderanza maschile), 7.44% inviati (anche questi quasi ex aequo tra maschi e femmine, con lieve preponderanza maschile), 6.55% vicecaporedattori (con preponderanza maschile), 7.22% caporedattori (con preponderanza dell’80% di maschi), 2.22% vicedirettori (tutti maschi).
Un altro dato sensibile è la percentuale molto alta di giornalisti che non hanno figli (43.77%). Il 23% ha un solo figlio e il 30.11% più di uno. I figli maggiorenni sono ben il 25.22% e solo il 7.11% quelli al di sotto dei 3 anni. Quasi esclusivamente i colleghi maschi hanno dichiarato di avere più di un figlio spesso di età molto dissimile (anche uno fra zero e 3 anni e il resto della prole maggiorenne).
Alla domanda sui parametri di soddisfazione lavorativa, la stragrande maggioranza (72.54% complessiva) gradisce il proprio orario di servizio: il 13.77% si è dichiarato molto soddisfatto, il 58.44% abbastanza soddisfatto. Poco soddisfatto il 20.77%, per nulla il 5.66%. Gradita anche la retribuzione, che soddisfa il 74.32% del campione (molto soddisfatto il 20.88%, abbastanza il 53.44%). Si dichiara Poco soddisfatto il 20.77% e Per nulla il 6.22%. Indicatori in discesa libera per quanto riguarda, invece, le prospettive: ben il 71.77% è pessimista: il 41.55% dichiara infatti di avere poche prospettive e il 30.22% nessuna. C’è da aggiungere che ad avere “molte” prospettive è solo il 4% del campione (quasi tutti “graduati”), mentre la voce “abbastanza” risulta ripartita prevalentemente tra i più giovani e i graduati.
Un atro dato significativo riguarda le violazioni contrattuali: dichiara di averne subito il 55.88%, mentre il 44% risponde no. Abbiamo chiesto a chi ha risposto affermativamente come abbia preferito “affrontare” la violazione: il 20.77% ha deciso di “ignorare”, il 20.11% ha chiesto la tutela sindacale e il 9.11% ha adito le vie legali, ma quasi sempre dopo aver chiesto prima tutela sindacale. Il 6.55% ha risposto un neutro “altro”.
Alla domanda sulle difficoltà più frequenti sul posto di lavoro, il dato più rilevante è relativo al demansionamento, denunciato dal 31.77% del campione. Il 24.66% ha invece segnalato uno “scarso dialogo con i superiori di grado”, che spesso ha coinciso con il sentirsi anche demansionati (la sensibilità di questo dato deriva dal fatto che il più delle volte sono state barrate entrambe le caselle: Demansionamento e Scarso dialogo). Tra gli altri disagi, Tensioni tra i colleghi (18.44%) e Altro (25.11%), alla cui voce spesso sono state spontaneamente segnalati “disorganizzazione interna del lavoro”, “pettegolezzi”, “raccomandazioni”, etc.
Per individuare i disagi, una domanda riguardava le eventuali discriminazioni. Ha risposto Sì il 9.44% del campione, Spesso il 10.11% e Qualche volta il 42.11%, il che sta a significare che la voce discriminazione riguarda complessivamente il 61.66% del campione stesso. Non si sente invece discriminato il 38.33%. Per entrare nel dettaglio, il 17.66% ha dichiarato di subire mobbing, l’11% si sente discriminato per il proprio orientamento politico e il 3% per il proprio orientamento sessuale. Il 36.55% ha risposto “Altro”.
Un altro dato “sensibile” riguarda l’adeguato riconoscimento del lavoro svolto: il 44.88% risponde Qualche volta e il 30.33% dice No, quindi complessivamente oltre il 75% ritiene di non ricevere adeguato riconoscimento. A dichiararsi soddisfatto è invece il 24.77%.
Sull’autonomia il dato è invece soddisfacente: il 47.66% risponde Sì e il 36% Qualche volta. Risponde Quasi mai il 9.11% e No il 7% (per un complessivo 16.33% di insoddisfazione).
L’ultima domanda riguardava la salubrità dell’habitat lavorativo e le condizioni di sicurezza. Il 34.88% reputa insufficienti entrambi i parametri di riferimento e il 28.77% li reputa Mediocri, per un indice totale di insoddisfazione pari al 63.65%. L’habitat è definito Sufficiente dal 19.22%, Buono dal 15.66% e Ottimo solo dall’1.44%.
I DATI SULLE PRESENZE GIORNALISTICHE IN RAI
AL 31 DICEMBRE 2010 LE DONNE DIRIGENTI SONO IL 4%
DATI RELATIVI ALLE PRESENZE GIORNALISTICHE IN RAI
FORNITI DA RISORSE UMANE E AGGIORNATI AL 31 DICEMBRE 2010
Per dirigenti si intendono direttori, vicedirettori, capiredattori, capiredattori centrale e inviati con qualifica
In totale il personale giornalistico in Rai e’ di 1656 unita’: 1097 uomini e 559 donne (33,7%)
Dirigenti 280 uomini (17%) 67 donne (4%)
Tra i direttori 2 sole donne
Tra i vicedirettori 32 uomini e 3 donne
Tra i capiredattori 236 uomini e 63 donne
Tra i vicecapiredattori 118 uomini e 69 donne
Tra i capiservizio 168 uomini e 111 donne
Nel dettaglio:
TG 1 organico totale 141. Dirigenti 33 uomini, 6 donne
Capiredattori 29 uomini, 5 donne
Vicecapiredattori 12 uomini 6 donne
Capiservizio 7 uomini 17 donne
Inviati 6 uomini 6 donne
Redattori ordinari 12 uomini 20 donne
TG 2 organico totale 123. Dirigenti 19 uomini 6 donne
Capiredattori 15 uomini, 5 donne
Vicecapiredattori 11 uomini 9 donne
Capiservizio 6 uomini 7 donne
Inviati 4 uomini 3 donne
Redattori Ordinari 18 uomini 24 donne
TG 3 organico totale 98. Dirigenti 24 uomini 5 donne
Capiredattori 21 uomini, 4 donne
Vicecapiredattori 4 uomini 7 donne
Capiservizio 2 uomini 7 donne
Inviati 2 donne
Redattori Ordinari 17 uomini 15 donne
RAI NEWS 24 organico totale 95. Dirigenti 12 uomini 6 donne
Capiredattori 10 uomini, 6 donne
Vicecapiredattori 6 uomini 6 donne
Capiservizio 10 uomini 7 donne
Inviati 1 uomo 1 donne
Redattori ordinari 24 uomini 22 donne
TGR organico totale 657. Dirigenti 44 uomini 11 donne
Capiredattori 40 uomini, 11 donne
Vicecapiredattori 50 uomini 11 donne
Inviati 17 uomini 4 donne
Capiservizio 100 uomini 45 donne
Redattori ordinari 144 uomini 108 donne
RAI PARLAMENTO organico totale 27. Dirigenti 5 uomini 3 donne
Capiredattori 4 uomini, 3 donne
Vicecapiredattori 2 uomini 2 donne
Capiservizio 1 uomo 1 donne
Redattori ordinari 6 uomini 7 donne
RAI SPORT organico totale 94. Dirigenti 23 uomini 1 donna
Capiredattori 16 uomini, 1 donna
Vicecapiredattori 6 uomini 3 donne
Inviati 15 uomini 3 donne
Capiservizio 11 uomini 2 donne
Redattori Ordianri 20 uomini 6 donne
TELEVIDEO organico totale 50 Dirigenti 8 uomini 4 donne
Capiredattori 6 uomini, 4 donne
Vicecapiredattori 2 uomini 3 donne
Inviati 1 uomo 1 donna
Capiservizio 7 uomini 6 donne
Redattori ordinari 8 uomini 11 donne
RAI TECHE 1 dirigente donna
UFFICI DI CORRISPONDENZA ALL’ESTERO organico totale 27.
Dirigenti 13 uomini 1 donna
Capiredattori 11 uomini, 1 donna
Vicecapiredattori 1 uomo
Inviati 5 uomini 2 donne
Capiservizio 4 uomini
GR RADIO1 organico totale 161. Dirigenti 27 uomini 9 donne
Vicecapiredattori 16 uomini 17 donne
Capiservizio 14 uomini 11 donne
Inviati 7 uomini 3 donne
Redattori ordinari 26 uomini 30 donne
GR PARLAMENTO organico totale 17
Dirigenti 4 uomini
Capiredattori 3 uomini
Vicecapiredattori 2 uomini 1 donna
Capiservizio 1 uomo 2 donne
Redattori ordianri 4 uomini 3 donne
COMUNICAZIONE E RELAZIONI ESTERNE
Organico totale 17 Dirigenti 3 uomini 3 donne
Capiredattori 2 uomini, 2 donne
Vicecapiredattori 1 uomo
Capiservizio 2 uomini 1 donna
Redattori Ordinari 2 uomini 4 donne
RETI (RETE 1, 2 e 3) organico totale 56 Dirigenti 28 uomini 5 donne
Capiredattori 21 uomini, 5 donne
Vicecapiredattori 1 uomo 1 donna
Inviati 2 uomini
Capiservizio 2 donne
Redattori ordinari 4 uomini 13 donne
RAI INTERNATIONAL organico totale 41 Dirigenti 12 uomini 2 donne
Capiredattori 10 uomini, 3 donne
Vicecaporedattori 3 uomini 1 donna
Capiservizio 2 uomini 1 donna
Redattori ordinari 7 uomini 12 donne
MATERNITA’
LE FONTI NORMATIVE
- Legge 30 dicembre 1971, n. 1204 - Tutela delle lavoratrici madri
- Legge 8 marzo 2000, n. 53 - Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città
- Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 - Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita', a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53. (GU n. 96 del 26-4-2001 - Suppl. Ordinario n.93)
- Contratto nazionale di lavoro giornalistico 2009-2013 - art. 24 matrimonio e maternità
- Accordo integrativo Rai-Usigrai 2010-2013 - art. 14 maternita’ – assegno di nunzialita’ – permessi per esami
VADEMECUM MATERNITA’
a cura della CPO Usigrai
QUANDO DEVO COMUNICARE ALL’AZIENDA DI ESSERE INCINTA?
La comunicazione deve essere tempestiva, proprio a tutela della saluta donna. La legge infatti prevede per la lavoratrice il diritto a un trattamento particolare: orari standard, no a turni disagiati, no a trasferte, a meno che non sia lei a decidere di farli. Anche il Cnlg sancisce, a particolare tutela della salute nella maternità, dall'inizio del periodo di gravidanza, il diritto della giornalista (con relativa certificazione ginecologica secondo le norme di legge) di essere adibita ad adeguate mansioni prive di fonti di rischio tecniche.
SI HA DIRITTO A PERMESSI RETRIBUITI DURANTE LA GESTAZIONE?
Le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per l'effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici, ovvero visite mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbono essere eseguiti durante l'orario di lavoro.
Per la fruizione dei permessi le lavoratrici presentano al datore di lavoro apposita istanza e successivamente la relativa documentazione degli esami.
QUANDO INIZIA E QUANTO DURA L’ASTENSIONE OBBLIGATORIA, OVVERO LA MATERNITA’ ?
La legge la definisce astensione obbligatoria e comprende i due mesi prima della data presunta del parto e i tre mesi successivi al parto.
L’accordo integrativo Rai-Usigrai 2010-2013 prevede un mese in più. L’azienda consente alle giornaliste di astenersi dal lavoro per maternità per un periodo di quattro mesi dopo il parto.
Per legge comunque l’astensione obbligatoria è flessibile.
Ferma restando la durata complessiva dell'astensione dal lavoro, le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
IN CASO DI PARTO PREMATURO?
Qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, i giorni non goduti di astensione obbligatoria prima del parto vengono aggiunti al periodo di astensione obbligatoria dopo il parto. La lavoratrice è tenuta a presentare, entro trenta giorni, il certificato attestante la data del parto.
HANNO DIRITTO ALLA MATERNITA’ ANCHE LE GIORNALISTE A TEMPO DETERMINATO?
Sì. Le disposizioni di legge sono le stesse. Nel caso in cui la giornalista a tempo determinato entri in maternità fuori contratto a pagare l’indennità sarà l’Inps.
QUALE CERTIFICAZIONE PRESENTARE?
Prima dell'inizio dell'astensione obbligatoria dal lavoro le lavoratrici dovranno consegnare al datore di lavoro e all'istituto erogatore delle indennità giornaliere di maternità (Inpgi, se fuori contratto) il certificato medico indicante la data presunta del parto. La data indicata nel certificato fa stato, nonostante qualsiasi errore di previsione.
SE LA GESTAZIONE HA DELLE COMPLICAZIONI?
In tal caso l'ispettorato del lavoro può disporre, sulla base di accertamento medico, l'interdizione dal lavoro per uno o più periodi, la cui durata sarà determinata dall'ispettorato stesso.
QUAL E’ LA RETRIBUZIONE DURANTE LA MATERNITA’ ?
Il Cnlg all’art 24 prevede che durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro per gravidanza e puerperio le giornaliste hanno diritto alla retribuzione intera.
LA MATERNITA’ VIENE COMPUTATA NELL’ANZIANITA’ DI SERVIZIO, FERIE E ALTRI ISTITUTI?
Durante l’astensione obbligatoria maturano normalmente i seguenti istituti: tredicesima mensilità, gratifica natalizia, ferie, permessi, redazionale, scatti di anzianità. Anche nel caso di giornaliste a tempo determinato, che siano sotto contratto, la maternità viene considerata nel computo dei giorni da maturare per i bacini.
C’E’ UN ORARIO RIDOTTO DURANTE IL PRIMO ANNO DI VITA DEL FIGLIO?
Sì. Si ha diritto al cosiddetto allattamento, ovvero due ore al giorno di permesso retribuito. In caso di parto plurimo, i periodi di riposo sono raddoppiati.
OLTRE ALLA MATERNITA’ CI SONO ALTRI CONGEDI PREVISTI PER I FIGLI?
Sì. Si può ricorrere all’assenza facoltativa nei primi otto anni di vita del figlio; per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi. Va dato preavviso almeno 15 giorni prima.
QUAL E’ IL TRATTAMENTO ECONOMICO IN CASO DI ASSENZA FACOLTATIVA?
E’ pari ad un’indennità del 30% della retribuzione a carico dell’istituto previdenziale. Non si maturano, ferie, gratifiche, scatti di anzianità, tredicesima e redazionale.
IN CASO DI FIGLI NATI CON HANDICAP?
L’ assenza facoltativa retribuita al 30 % può essere prolungata fino a tre anni a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati.
IN CASO DI ADOZIONE E AFFIDO?
Le norme su assenza facoltativa sono le stesse illustrate sopra.
SE I FIGLI SI AMMALANO?
Entrambi i genitori, alternativamente, hanno diritto di astenersi dal lavoro durante le malattie del bambino. Fino a tre anni di età senza limiti temporali; fra i tre e gli otto anni, il limite è di cinque giorni lavorativi all'anno per ciascun genitore, dietro presentazione di certificato rilasciato da un medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato. Le assenze per malattie del figlio non sono retribuite.
La malattia del bambino che dia luogo a ricovero ospedaliero interrompe il decorso del periodo di ferie in godimento da parte del genitore.
I periodi di astensione dal lavoro per malattia del figlio sono computati nell'anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia.
Il congedo per la malattia del bambino spetta anche per le adozioni e gli affidamenti.
Oltre a quanto previsto dalla legge l’integrativo Rai-Usigrai stabilisce che relativamente al congedo per malattia del figlio, l’Azienda inoltre - fatte salve particolari esigenze produttive – concederà ai giornalisti professionisti che ne facciano richiesta, uno o più periodi di permesso non retribuito, fino a un periodo temporale massimo di astensione di trenta giorni per anno solare, per comprovata grave malattia del figlio di età compresa tra i tre e i sei anni di età, che necessiti della presenza del genitore.
La concessione di tali permessi sarà, comunque, subordinata al presupposto che l’altro genitore non sia in astensione dal lavoro negli stessi giorni per malattia del bambino.
Il periodo temporale di astensione dal lavoro giustificato in base a tali permessi non potrà essere computato ad alcun fine nell’anzianità di servizio.
ESISTE IL CONGEDO DI PATERNITA’?
Sì ma in casi molto particolari.
Il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternita' o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermita' della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.
NOVITA’ PER LA MATERNITA’ DELLE LAVORATRICI A T.D.
Le giornaliste a tempo determinato che, essendo state in astensione obbligatoria per maternità fuori contratto, hanno maturato minore anzianità al fine degli scorrimenti nelle fasce nel bacino del precariato, potranno richiedere alla commissione paritetica di esaminare le loro posizioni.
Sebbene nel nuovo accordo sui precari sia previsto che dopo 3 rifiuti di contratto il giornalista a tempo determinato perde i benefici dell'accordo, la mamma lavoratrice può - su sua richiesta preventiva - essere esonerata dal ricevere proposte di contratto nel primo anno di vita del figlio.
L'IMPEGNO DELLA CPO USIGRAI SULL’ASILO NIDO AZIENDALE
Nella nostra Rai, la piu’ grande azienda di informazione pubblica dai ritmi di lavoro a flusso continuo nei settori redazionali e produttivi e dalla forte presenza femminile si lamenta una grave lacuna:la mancanza di un asilo nido aziendale a disposizione di giornaliste , dirigenti, impiegate, montatrici, registe e così via. Grave lacuna se si considera che gran parte delle dipendenti lavora nei centri di produzione ed è turnista .L’asilo nido quindi sarebbe un utile mezzo per permettere una maggiore qualità di vita nella struttura lavorativa sia di turniste che anche delle impiegate amministrative e in direzione generale.
Molte grandi aziende di telecomunicazioni ed enti locali come Regione Lazio hanno da tempo inaugurato nuovi asili nido aziendali ,il cui funzionamento procede con soddisfazione.
La CPO USIGRAI già ha fatto qualche passo mirato alla realizzazione dell’asilo nido:
ad agosto 2010 la CPO ha avuto un incontro con l’arch. Patrizia Benedetti dell’ufficio della Presidenza della Regione Lazio per conoscere termini sui bandi regionali finalizzati alla realizzazione di strutture per l’infanzia.
Una volta individuata l’area per la realizzazione dell’asilo la professionista ha assicurato il coinvolgimento dell’Ordine degli Architetti per un progetto gratuito di fattibilità finalizzato al restauro dei locali , mentre di circa 1.000 euro al mq si aggira il costo della ristrutturazione.
Infine si sono messi a disposizione alcuni architetti dell’Ordine per un sopralluogo nella struttura individuata dalla Cpo e dall’azienda finalizzata al progetto di fattibilità;
Una volta realizzata la struttura, la gestione si sarebbe potuta effettuare con lo strumento del ’ progetto di finanza’;
Infine la Rai avrebbe potuto avanzare la sua candidatura per due bandi : Progetto pilota ’’nidi pubblica amministrazione’’ e quello della Regione Lazio al fine di ottenere i finanziamenti relativi;
Dopo l’estate 2010 si è fatta richiesta all’esecutivo per avere il nulla osta a procedere eppure, anche dopo un incontro con la CPO aziendale ,si è ancora in attesa; Nel frattempo ,nonostante la disponibilità dell’Assessorato al Lavoro e alla Formazione della Regione Lazio per finanziare la realizzazione di un asilo nido secondo legge o anche per fornire bonus per posti in diversi asili nido ,le risposte necessarie non sono arrivate e i termini del bando sono scaduti…
Il rischio è di trovarsi con un nulla di fatto : anche il sondaggio presentato dalla Cpo in questo convegno che rivela l’ aumento dell’età delle giornaliste e dei figli, puo’ fornire una valida scusa per giustificare il ‘ no all’asilo aziendale’ .Eppure da piu’ parti sono arrivate richieste di apertura di uno spazio che ospiti i piccoli :ci sono giovani colleghi a Saxa Rubra e nelle altre sedi Rai della capitale che hanno bimbi di pochi anni o che stanno per nascere e di sicuro nella nostra azienda tra qualche anno si assisterà ad uno svecchiamento delle redazioni per l’andata in pensione di molte nostre colleghe
Si attende il via libera a procedere per evitare problemi che hanno ostacolato, in passato , la realizzazione dell’asilo nido seppur si fosse raggiunto anche un finanziamento di ben 300mila euro. Questo obiettivo non deve essere una chimera ma si deve concretizzare per dare un esempio di civiltà.
La CPO propone anche una raccolta di firme tra le redazioni Rai della capitale per supportare la nascita di un asilo aziendale ….Guardiamo la vicina Germania :l’80 per cento delle donne giornaliste – secondo recenti dati - non ha figli un sacrificio da evitare per le giovani colleghe. Come ha dichiarato il vicedirettore della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola ‘ ci saranno sempre piu’ donne come me in carriera ….servono servizi, asili nido ed incentivi’.
Roma 8 marzo 2012
SULLA REALTA’ DEI GIORNALISTI IN RAI
Il sondaggio sulla realtà dei giornalisti in Rai proposto dalla Commissione Pari Opportunità dell’Usigrai è stato distribuito a tutta la popolazione giornalistica presente nelle testate, esclusi i direttori delle stesse e i corrispondenti. Al momento della consegna dei questionari, la stima della presenza dei giornalisti in Rai era, secondo l’Azienda, di 1670 unità e nel computo erano compresi i direttori e i corrispondenti nonché i colleghi impegnati nelle reti, che però non hanno partecipato all’indagine. Hanno risposto alle domande del sondaggio 900 unità, pari al 53.89%. Il campione su cui abbiamo lavorato è, pertanto, da considerarsi rappresentativo. Essendo stato garantito l’anonimato per tutti, al momento della consegna, per massima garanzia di privacy, i questionari sono stati fatti confluire in un unico sacco per disperderne la provenienza regionale. Ed è per questo che nello screening non verranno considerati i parametri di “sensibilità” statistica rapportati alle coordinate geografiche (es: più figli al Nord, meno al centro etc).
Riguardo alle qualifiche (redattore, caposervizio etc), alla voce “altro” hanno risposto prevalentemente i Tco (specificando il più delle volte di essere telecineoperatori giornalisti).
Tra gli obiettivi dell’indagine, lo status e l’individuazione di eventuali disagi o sofferenze su cui il sindacato si potrà impegnare con maggior forza.
SONDAGGIO SULLA REALTA’ DEI GIORNALISTI IN RAI
Realizzato dalla Commissione Pari Opportunità dell’Usigrai
RILEVAMENTO DATI SENSIBILI
Il 55.6% dei giornalisti che hanno scelto di rispondere al questionario della Cpo sono di sesso maschile, il 44.33% sono femmine.
Il dato sull’età rileva che la popolazione giornalistica presente in Rai sta invecchiando: il 40.55% è compresa nella fascia tra i 40 e i 50 anni. Il 36.44% tra i 50 e i 60 anni, il 6% oltre i 60 anni. Il 16.11% ha fra i 30 e i 40 anni, mentre solo uno sparuto 0.88% ha meno di 30 anni. Basti considerare che gli ultra sessantenni superano del 5.12% i giovani al di sotto dei 30 anni presenti nel nostro campione. Un altro indicatore è la somma dei giornalisti di età compresa tra i 40 e i 65 anni che corrisponde al 82.99% dell’intero campione, mentre quelli fra meno di 30 sino a 40 rappresentano complessivamente solo il 16.99%.
Diminuisce il numero dei precari, che costituiscono il 14% del campione. Alla percentuale del 55% che riguarda i redattori ordinari, si aggiunge il 3.88% dei Tco per un totale del 58.88%. Per quanto riguarda gli avanzamenti di carriera, il sondaggio ha rilevato le seguenti qualifiche: 17.66% caposervizio (dato emerso quasi ex aequo tra maschi e femmine, sebbene con lieve preponderanza maschile), 7.44% inviati (anche questi quasi ex aequo tra maschi e femmine, con lieve preponderanza maschile), 6.55% vicecaporedattori (con preponderanza maschile), 7.22% caporedattori (con preponderanza dell’80% di maschi), 2.22% vicedirettori (tutti maschi).
Un altro dato sensibile è la percentuale molto alta di giornalisti che non hanno figli (43.77%). Il 23% ha un solo figlio e il 30.11% più di uno. I figli maggiorenni sono ben il 25.22% e solo il 7.11% quelli al di sotto dei 3 anni. Quasi esclusivamente i colleghi maschi hanno dichiarato di avere più di un figlio spesso di età molto dissimile (anche uno fra zero e 3 anni e il resto della prole maggiorenne).
Alla domanda sui parametri di soddisfazione lavorativa, la stragrande maggioranza (72.54% complessiva) gradisce il proprio orario di servizio: il 13.77% si è dichiarato molto soddisfatto, il 58.44% abbastanza soddisfatto. Poco soddisfatto il 20.77%, per nulla il 5.66%. Gradita anche la retribuzione, che soddisfa il 74.32% del campione (molto soddisfatto il 20.88%, abbastanza il 53.44%). Si dichiara Poco soddisfatto il 20.77% e Per nulla il 6.22%. Indicatori in discesa libera per quanto riguarda, invece, le prospettive: ben il 71.77% è pessimista: il 41.55% dichiara infatti di avere poche prospettive e il 30.22% nessuna. C’è da aggiungere che ad avere “molte” prospettive è solo il 4% del campione (quasi tutti “graduati”), mentre la voce “abbastanza” risulta ripartita prevalentemente tra i più giovani e i graduati.
Un atro dato significativo riguarda le violazioni contrattuali: dichiara di averne subito il 55.88%, mentre il 44% risponde no. Abbiamo chiesto a chi ha risposto affermativamente come abbia preferito “affrontare” la violazione: il 20.77% ha deciso di “ignorare”, il 20.11% ha chiesto la tutela sindacale e il 9.11% ha adito le vie legali, ma quasi sempre dopo aver chiesto prima tutela sindacale. Il 6.55% ha risposto un neutro “altro”.
Alla domanda sulle difficoltà più frequenti sul posto di lavoro, il dato più rilevante è relativo al demansionamento, denunciato dal 31.77% del campione. Il 24.66% ha invece segnalato uno “scarso dialogo con i superiori di grado”, che spesso ha coinciso con il sentirsi anche demansionati (la sensibilità di questo dato deriva dal fatto che il più delle volte sono state barrate entrambe le caselle: Demansionamento e Scarso dialogo). Tra gli altri disagi, Tensioni tra i colleghi (18.44%) e Altro (25.11%), alla cui voce spesso sono state spontaneamente segnalati “disorganizzazione interna del lavoro”, “pettegolezzi”, “raccomandazioni”, etc.
Per individuare i disagi, una domanda riguardava le eventuali discriminazioni. Ha risposto Sì il 9.44% del campione, Spesso il 10.11% e Qualche volta il 42.11%, il che sta a significare che la voce discriminazione riguarda complessivamente il 61.66% del campione stesso. Non si sente invece discriminato il 38.33%. Per entrare nel dettaglio, il 17.66% ha dichiarato di subire mobbing, l’11% si sente discriminato per il proprio orientamento politico e il 3% per il proprio orientamento sessuale. Il 36.55% ha risposto “Altro”.
Un altro dato “sensibile” riguarda l’adeguato riconoscimento del lavoro svolto: il 44.88% risponde Qualche volta e il 30.33% dice No, quindi complessivamente oltre il 75% ritiene di non ricevere adeguato riconoscimento. A dichiararsi soddisfatto è invece il 24.77%.
Sull’autonomia il dato è invece soddisfacente: il 47.66% risponde Sì e il 36% Qualche volta. Risponde Quasi mai il 9.11% e No il 7% (per un complessivo 16.33% di insoddisfazione).
L’ultima domanda riguardava la salubrità dell’habitat lavorativo e le condizioni di sicurezza. Il 34.88% reputa insufficienti entrambi i parametri di riferimento e il 28.77% li reputa Mediocri, per un indice totale di insoddisfazione pari al 63.65%. L’habitat è definito Sufficiente dal 19.22%, Buono dal 15.66% e Ottimo solo dall’1.44%.
I DATI SULLE PRESENZE GIORNALISTICHE IN RAI
AL 31 DICEMBRE 2010 LE DONNE DIRIGENTI SONO IL 4%
DATI RELATIVI ALLE PRESENZE GIORNALISTICHE IN RAI
FORNITI DA RISORSE UMANE E AGGIORNATI AL 31 DICEMBRE 2010
Per dirigenti si intendono direttori, vicedirettori, capiredattori, capiredattori centrale e inviati con qualifica
In totale il personale giornalistico in Rai e’ di 1656 unita’: 1097 uomini e 559 donne (33,7%)
Dirigenti 280 uomini (17%) 67 donne (4%)
Tra i direttori 2 sole donne
Tra i vicedirettori 32 uomini e 3 donne
Tra i capiredattori 236 uomini e 63 donne
Tra i vicecapiredattori 118 uomini e 69 donne
Tra i capiservizio 168 uomini e 111 donne
Nel dettaglio:
TG 1 organico totale 141. Dirigenti 33 uomini, 6 donne
Capiredattori 29 uomini, 5 donne
Vicecapiredattori 12 uomini 6 donne
Capiservizio 7 uomini 17 donne
Inviati 6 uomini 6 donne
Redattori ordinari 12 uomini 20 donne
TG 2 organico totale 123. Dirigenti 19 uomini 6 donne
Capiredattori 15 uomini, 5 donne
Vicecapiredattori 11 uomini 9 donne
Capiservizio 6 uomini 7 donne
Inviati 4 uomini 3 donne
Redattori Ordinari 18 uomini 24 donne
TG 3 organico totale 98. Dirigenti 24 uomini 5 donne
Capiredattori 21 uomini, 4 donne
Vicecapiredattori 4 uomini 7 donne
Capiservizio 2 uomini 7 donne
Inviati 2 donne
Redattori Ordinari 17 uomini 15 donne
RAI NEWS 24 organico totale 95. Dirigenti 12 uomini 6 donne
Capiredattori 10 uomini, 6 donne
Vicecapiredattori 6 uomini 6 donne
Capiservizio 10 uomini 7 donne
Inviati 1 uomo 1 donne
Redattori ordinari 24 uomini 22 donne
TGR organico totale 657. Dirigenti 44 uomini 11 donne
Capiredattori 40 uomini, 11 donne
Vicecapiredattori 50 uomini 11 donne
Inviati 17 uomini 4 donne
Capiservizio 100 uomini 45 donne
Redattori ordinari 144 uomini 108 donne
RAI PARLAMENTO organico totale 27. Dirigenti 5 uomini 3 donne
Capiredattori 4 uomini, 3 donne
Vicecapiredattori 2 uomini 2 donne
Capiservizio 1 uomo 1 donne
Redattori ordinari 6 uomini 7 donne
RAI SPORT organico totale 94. Dirigenti 23 uomini 1 donna
Capiredattori 16 uomini, 1 donna
Vicecapiredattori 6 uomini 3 donne
Inviati 15 uomini 3 donne
Capiservizio 11 uomini 2 donne
Redattori Ordianri 20 uomini 6 donne
TELEVIDEO organico totale 50 Dirigenti 8 uomini 4 donne
Capiredattori 6 uomini, 4 donne
Vicecapiredattori 2 uomini 3 donne
Inviati 1 uomo 1 donna
Capiservizio 7 uomini 6 donne
Redattori ordinari 8 uomini 11 donne
RAI TECHE 1 dirigente donna
UFFICI DI CORRISPONDENZA ALL’ESTERO organico totale 27.
Dirigenti 13 uomini 1 donna
Capiredattori 11 uomini, 1 donna
Vicecapiredattori 1 uomo
Inviati 5 uomini 2 donne
Capiservizio 4 uomini
GR RADIO1 organico totale 161. Dirigenti 27 uomini 9 donne
Vicecapiredattori 16 uomini 17 donne
Capiservizio 14 uomini 11 donne
Inviati 7 uomini 3 donne
Redattori ordinari 26 uomini 30 donne
GR PARLAMENTO organico totale 17
Dirigenti 4 uomini
Capiredattori 3 uomini
Vicecapiredattori 2 uomini 1 donna
Capiservizio 1 uomo 2 donne
Redattori ordianri 4 uomini 3 donne
COMUNICAZIONE E RELAZIONI ESTERNE
Organico totale 17 Dirigenti 3 uomini 3 donne
Capiredattori 2 uomini, 2 donne
Vicecapiredattori 1 uomo
Capiservizio 2 uomini 1 donna
Redattori Ordinari 2 uomini 4 donne
RETI (RETE 1, 2 e 3) organico totale 56 Dirigenti 28 uomini 5 donne
Capiredattori 21 uomini, 5 donne
Vicecapiredattori 1 uomo 1 donna
Inviati 2 uomini
Capiservizio 2 donne
Redattori ordinari 4 uomini 13 donne
RAI INTERNATIONAL organico totale 41 Dirigenti 12 uomini 2 donne
Capiredattori 10 uomini, 3 donne
Vicecaporedattori 3 uomini 1 donna
Capiservizio 2 uomini 1 donna
Redattori ordinari 7 uomini 12 donne
MATERNITA’
LE FONTI NORMATIVE
- Legge 30 dicembre 1971, n. 1204 - Tutela delle lavoratrici madri
- Legge 8 marzo 2000, n. 53 - Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città
- Decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 - Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita' e della paternita', a norma dell'articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53. (GU n. 96 del 26-4-2001 - Suppl. Ordinario n.93)
- Contratto nazionale di lavoro giornalistico 2009-2013 - art. 24 matrimonio e maternità
- Accordo integrativo Rai-Usigrai 2010-2013 - art. 14 maternita’ – assegno di nunzialita’ – permessi per esami
VADEMECUM MATERNITA’
a cura della CPO Usigrai
QUANDO DEVO COMUNICARE ALL’AZIENDA DI ESSERE INCINTA?
La comunicazione deve essere tempestiva, proprio a tutela della saluta donna. La legge infatti prevede per la lavoratrice il diritto a un trattamento particolare: orari standard, no a turni disagiati, no a trasferte, a meno che non sia lei a decidere di farli. Anche il Cnlg sancisce, a particolare tutela della salute nella maternità, dall'inizio del periodo di gravidanza, il diritto della giornalista (con relativa certificazione ginecologica secondo le norme di legge) di essere adibita ad adeguate mansioni prive di fonti di rischio tecniche.
SI HA DIRITTO A PERMESSI RETRIBUITI DURANTE LA GESTAZIONE?
Le lavoratrici gestanti hanno diritto a permessi retribuiti per l'effettuazione di esami prenatali, accertamenti clinici, ovvero visite mediche specialistiche, nel caso in cui questi debbono essere eseguiti durante l'orario di lavoro.
Per la fruizione dei permessi le lavoratrici presentano al datore di lavoro apposita istanza e successivamente la relativa documentazione degli esami.
QUANDO INIZIA E QUANTO DURA L’ASTENSIONE OBBLIGATORIA, OVVERO LA MATERNITA’ ?
La legge la definisce astensione obbligatoria e comprende i due mesi prima della data presunta del parto e i tre mesi successivi al parto.
L’accordo integrativo Rai-Usigrai 2010-2013 prevede un mese in più. L’azienda consente alle giornaliste di astenersi dal lavoro per maternità per un periodo di quattro mesi dopo il parto.
Per legge comunque l’astensione obbligatoria è flessibile.
Ferma restando la durata complessiva dell'astensione dal lavoro, le lavoratrici hanno la facoltà di astenersi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro.
IN CASO DI PARTO PREMATURO?
Qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta, i giorni non goduti di astensione obbligatoria prima del parto vengono aggiunti al periodo di astensione obbligatoria dopo il parto. La lavoratrice è tenuta a presentare, entro trenta giorni, il certificato attestante la data del parto.
HANNO DIRITTO ALLA MATERNITA’ ANCHE LE GIORNALISTE A TEMPO DETERMINATO?
Sì. Le disposizioni di legge sono le stesse. Nel caso in cui la giornalista a tempo determinato entri in maternità fuori contratto a pagare l’indennità sarà l’Inps.
QUALE CERTIFICAZIONE PRESENTARE?
Prima dell'inizio dell'astensione obbligatoria dal lavoro le lavoratrici dovranno consegnare al datore di lavoro e all'istituto erogatore delle indennità giornaliere di maternità (Inpgi, se fuori contratto) il certificato medico indicante la data presunta del parto. La data indicata nel certificato fa stato, nonostante qualsiasi errore di previsione.
SE LA GESTAZIONE HA DELLE COMPLICAZIONI?
In tal caso l'ispettorato del lavoro può disporre, sulla base di accertamento medico, l'interdizione dal lavoro per uno o più periodi, la cui durata sarà determinata dall'ispettorato stesso.
QUAL E’ LA RETRIBUZIONE DURANTE LA MATERNITA’ ?
Il Cnlg all’art 24 prevede che durante il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro per gravidanza e puerperio le giornaliste hanno diritto alla retribuzione intera.
LA MATERNITA’ VIENE COMPUTATA NELL’ANZIANITA’ DI SERVIZIO, FERIE E ALTRI ISTITUTI?
Durante l’astensione obbligatoria maturano normalmente i seguenti istituti: tredicesima mensilità, gratifica natalizia, ferie, permessi, redazionale, scatti di anzianità. Anche nel caso di giornaliste a tempo determinato, che siano sotto contratto, la maternità viene considerata nel computo dei giorni da maturare per i bacini.
C’E’ UN ORARIO RIDOTTO DURANTE IL PRIMO ANNO DI VITA DEL FIGLIO?
Sì. Si ha diritto al cosiddetto allattamento, ovvero due ore al giorno di permesso retribuito. In caso di parto plurimo, i periodi di riposo sono raddoppiati.
OLTRE ALLA MATERNITA’ CI SONO ALTRI CONGEDI PREVISTI PER I FIGLI?
Sì. Si può ricorrere all’assenza facoltativa nei primi otto anni di vita del figlio; per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi. Va dato preavviso almeno 15 giorni prima.
QUAL E’ IL TRATTAMENTO ECONOMICO IN CASO DI ASSENZA FACOLTATIVA?
E’ pari ad un’indennità del 30% della retribuzione a carico dell’istituto previdenziale. Non si maturano, ferie, gratifiche, scatti di anzianità, tredicesima e redazionale.
IN CASO DI FIGLI NATI CON HANDICAP?
L’ assenza facoltativa retribuita al 30 % può essere prolungata fino a tre anni a condizione che il bambino non sia ricoverato a tempo pieno presso istituti specializzati.
IN CASO DI ADOZIONE E AFFIDO?
Le norme su assenza facoltativa sono le stesse illustrate sopra.
SE I FIGLI SI AMMALANO?
Entrambi i genitori, alternativamente, hanno diritto di astenersi dal lavoro durante le malattie del bambino. Fino a tre anni di età senza limiti temporali; fra i tre e gli otto anni, il limite è di cinque giorni lavorativi all'anno per ciascun genitore, dietro presentazione di certificato rilasciato da un medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato. Le assenze per malattie del figlio non sono retribuite.
La malattia del bambino che dia luogo a ricovero ospedaliero interrompe il decorso del periodo di ferie in godimento da parte del genitore.
I periodi di astensione dal lavoro per malattia del figlio sono computati nell'anzianità di servizio, esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia.
Il congedo per la malattia del bambino spetta anche per le adozioni e gli affidamenti.
Oltre a quanto previsto dalla legge l’integrativo Rai-Usigrai stabilisce che relativamente al congedo per malattia del figlio, l’Azienda inoltre - fatte salve particolari esigenze produttive – concederà ai giornalisti professionisti che ne facciano richiesta, uno o più periodi di permesso non retribuito, fino a un periodo temporale massimo di astensione di trenta giorni per anno solare, per comprovata grave malattia del figlio di età compresa tra i tre e i sei anni di età, che necessiti della presenza del genitore.
La concessione di tali permessi sarà, comunque, subordinata al presupposto che l’altro genitore non sia in astensione dal lavoro negli stessi giorni per malattia del bambino.
Il periodo temporale di astensione dal lavoro giustificato in base a tali permessi non potrà essere computato ad alcun fine nell’anzianità di servizio.
ESISTE IL CONGEDO DI PATERNITA’?
Sì ma in casi molto particolari.
Il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternita' o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermita' della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.
NOVITA’ PER LA MATERNITA’ DELLE LAVORATRICI A T.D.
Le giornaliste a tempo determinato che, essendo state in astensione obbligatoria per maternità fuori contratto, hanno maturato minore anzianità al fine degli scorrimenti nelle fasce nel bacino del precariato, potranno richiedere alla commissione paritetica di esaminare le loro posizioni.
Sebbene nel nuovo accordo sui precari sia previsto che dopo 3 rifiuti di contratto il giornalista a tempo determinato perde i benefici dell'accordo, la mamma lavoratrice può - su sua richiesta preventiva - essere esonerata dal ricevere proposte di contratto nel primo anno di vita del figlio.
L'IMPEGNO DELLA CPO USIGRAI SULL’ASILO NIDO AZIENDALE
Nella nostra Rai, la piu’ grande azienda di informazione pubblica dai ritmi di lavoro a flusso continuo nei settori redazionali e produttivi e dalla forte presenza femminile si lamenta una grave lacuna:la mancanza di un asilo nido aziendale a disposizione di giornaliste , dirigenti, impiegate, montatrici, registe e così via. Grave lacuna se si considera che gran parte delle dipendenti lavora nei centri di produzione ed è turnista .L’asilo nido quindi sarebbe un utile mezzo per permettere una maggiore qualità di vita nella struttura lavorativa sia di turniste che anche delle impiegate amministrative e in direzione generale.
Molte grandi aziende di telecomunicazioni ed enti locali come Regione Lazio hanno da tempo inaugurato nuovi asili nido aziendali ,il cui funzionamento procede con soddisfazione.
La CPO USIGRAI già ha fatto qualche passo mirato alla realizzazione dell’asilo nido:
ad agosto 2010 la CPO ha avuto un incontro con l’arch. Patrizia Benedetti dell’ufficio della Presidenza della Regione Lazio per conoscere termini sui bandi regionali finalizzati alla realizzazione di strutture per l’infanzia.
Una volta individuata l’area per la realizzazione dell’asilo la professionista ha assicurato il coinvolgimento dell’Ordine degli Architetti per un progetto gratuito di fattibilità finalizzato al restauro dei locali , mentre di circa 1.000 euro al mq si aggira il costo della ristrutturazione.
Infine si sono messi a disposizione alcuni architetti dell’Ordine per un sopralluogo nella struttura individuata dalla Cpo e dall’azienda finalizzata al progetto di fattibilità;
Una volta realizzata la struttura, la gestione si sarebbe potuta effettuare con lo strumento del ’ progetto di finanza’;
Infine la Rai avrebbe potuto avanzare la sua candidatura per due bandi : Progetto pilota ’’nidi pubblica amministrazione’’ e quello della Regione Lazio al fine di ottenere i finanziamenti relativi;
Dopo l’estate 2010 si è fatta richiesta all’esecutivo per avere il nulla osta a procedere eppure, anche dopo un incontro con la CPO aziendale ,si è ancora in attesa; Nel frattempo ,nonostante la disponibilità dell’Assessorato al Lavoro e alla Formazione della Regione Lazio per finanziare la realizzazione di un asilo nido secondo legge o anche per fornire bonus per posti in diversi asili nido ,le risposte necessarie non sono arrivate e i termini del bando sono scaduti…
Il rischio è di trovarsi con un nulla di fatto : anche il sondaggio presentato dalla Cpo in questo convegno che rivela l’ aumento dell’età delle giornaliste e dei figli, puo’ fornire una valida scusa per giustificare il ‘ no all’asilo aziendale’ .Eppure da piu’ parti sono arrivate richieste di apertura di uno spazio che ospiti i piccoli :ci sono giovani colleghi a Saxa Rubra e nelle altre sedi Rai della capitale che hanno bimbi di pochi anni o che stanno per nascere e di sicuro nella nostra azienda tra qualche anno si assisterà ad uno svecchiamento delle redazioni per l’andata in pensione di molte nostre colleghe
Si attende il via libera a procedere per evitare problemi che hanno ostacolato, in passato , la realizzazione dell’asilo nido seppur si fosse raggiunto anche un finanziamento di ben 300mila euro. Questo obiettivo non deve essere una chimera ma si deve concretizzare per dare un esempio di civiltà.
La CPO propone anche una raccolta di firme tra le redazioni Rai della capitale per supportare la nascita di un asilo aziendale ….Guardiamo la vicina Germania :l’80 per cento delle donne giornaliste – secondo recenti dati - non ha figli un sacrificio da evitare per le giovani colleghe. Come ha dichiarato il vicedirettore della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola ‘ ci saranno sempre piu’ donne come me in carriera ….servono servizi, asili nido ed incentivi’.
Roma 8 marzo 2012
mercoledì 1 febbraio 2012
CDA RAI: RIZZO NERVO SI DIME3TTE
Rai: Rizzo Nervo, dietro la nomina patto politico mortificante
01 Febbraio 2012 - 09:04
(ASCA) - Roma, 1 feb - ''Dietro la nomina un patto politico mortificante'': cosi'Nino Rizzo Nervo, consigliere Rai che si e' dimesso per protesta, intervistato da 'Repubblica' definisce la vicenda delle nomine al Tg1 e al Tgr.
''E' da tanto tempo -dic Rizzo Nervo- che denunciavo questa situazione. Per come e' governata la Rai oggi, il Servizio pubblico e' destinato a morire presto. In cda c'e' stata l'ennesima blindatura politica, che ha mortificato la capacita' di decidere nell'interesse della Rai. Si e' mai vista una azienda editoriale che nomina il direttore del principale telegiornale senza il parere favorevole dell'azienda?''.
Sui nomi di Maccari e Casarin, Rizzo Nervo afferma: ''Per me non e' un problema di nomi. Ma va detto che il Tg1 e' la principale testata della Rai, un telegiornale in crisi, che ha bisogno di essere rivitalizzato. A parte il fatto che Maccari sarebbe gia' andato in pensione il 4 gennaio, con 1.640 giornalisti in Rai, non posso credere che l'unica soluzione possa essere quella che ci ha proposto la Lei. No, e' offensivo verso i giornalisti dell'azienda''.
Insomma, conclude Rizzo Nervo, ''non e' accettabile la soluzione provvisoria scelta da Lorenza Lei. Direi un accordo politico, di una evidenza lampante: un accordo fatto all'esterno''.
01 Febbraio 2012 - 09:04
(ASCA) - Roma, 1 feb - ''Dietro la nomina un patto politico mortificante'': cosi'Nino Rizzo Nervo, consigliere Rai che si e' dimesso per protesta, intervistato da 'Repubblica' definisce la vicenda delle nomine al Tg1 e al Tgr.
''E' da tanto tempo -dic Rizzo Nervo- che denunciavo questa situazione. Per come e' governata la Rai oggi, il Servizio pubblico e' destinato a morire presto. In cda c'e' stata l'ennesima blindatura politica, che ha mortificato la capacita' di decidere nell'interesse della Rai. Si e' mai vista una azienda editoriale che nomina il direttore del principale telegiornale senza il parere favorevole dell'azienda?''.
Sui nomi di Maccari e Casarin, Rizzo Nervo afferma: ''Per me non e' un problema di nomi. Ma va detto che il Tg1 e' la principale testata della Rai, un telegiornale in crisi, che ha bisogno di essere rivitalizzato. A parte il fatto che Maccari sarebbe gia' andato in pensione il 4 gennaio, con 1.640 giornalisti in Rai, non posso credere che l'unica soluzione possa essere quella che ci ha proposto la Lei. No, e' offensivo verso i giornalisti dell'azienda''.
Insomma, conclude Rizzo Nervo, ''non e' accettabile la soluzione provvisoria scelta da Lorenza Lei. Direi un accordo politico, di una evidenza lampante: un accordo fatto all'esterno''.
giovedì 26 gennaio 2012
STATI GENERALI - INTERVENTO STEFANIA GIACOMINI (CPO USIGRAI)
STATI GENERALI USIGRAI
Stigliano 10-11 gennaio 2012
Cari colleghi in qualità di eletta nella Commissione Pari Opportunità ho partecipato agli Stati generali dell’Usigrai incentrati sulla crisi della nostra azienda come ruolo pubblico alla luce della chiusura di Rai International e sul ruolo dei giornalisti.
La necessità più impellente è stata la redazione di una lettera messaggio indirizzata al presidente del Consiglio Monti sulla disponibilità dei giornalisti a fare proposte per una riforma seria della Rai che veda un nuovo sistema di nomina dei vertici lontano dall’influenza della politica e che risponda a criteri di autorevolezza, professionalità e competenza.
Ecco alcuni punti toccati dal mio intervento:
- 1) Se la Rai ha perso credibilità è perche sicuramente la qualità del nostro ‘ management’ non è piu all’altezza del suo ruolo. Si diceva che la ‘ tv è lo specchio del paese’…. bene oggi la tv almeno la nostra Rai non illustra la realtà che la circonda perché la maggior parte dei vertici che la dirigono non ha occhi sensibili per cogliere che il mondo è cambiato e sta cambiando. Si sono poi persi valori da salvaguardare se non quelli dell’audience e della conseguente raccolta pubblicitaria. Dove sono finiti, mi chiedo, il buon senso, il senso etico della nostra professione: quale responsabilità ha il giornalista televisivo? E dove è finito il senso di appartenenza alla nostra azienda …. in passato si era orgogliosi di lavorarci … oggi sembra di operare in tanti feudi ……che spesso non comunicano e talvolta in lotta tra loro..
- 2) Si auspica dunque il recupero di senso etico e professionale a tutti i livelli e soprattutto tra i giornalisti.
- Queste premesse per fare una riflessione seria anche sui contenuti che dovrebbero essere maggiormente trattati quali :
- - politica estera non solo sulla zona euro ma anche su paesi extracomunitari;
- apertura all’universo giovanile … oggi per lo più assente;
- apertura al sociale, al terzo settore e all’universo femminile ( tra l’altro per legge LaRai deve trattare argomenti di genere)
- Racconto oltreche di cronaca nera anche di realtà pubbliche e private, esperienze e personalità che funzionano ,che lavorano per la collettività , scienziati e creativi che si distinguono per il loro talento;
- Apertura alla cultura… la cultura non è tabù, i prodotti culturali non devono per forza essere ,noiosi … se si trovano formule consone per il pubblico si puo’ parlare di letteratura, di arte , di lirica interessando il pubblico (esempio Baricco con ‘ il circolo Pickwick’).
- Dovrebbero dunque aumentare le rubriche e gli approfondimenti cosa che ora sono appaltate dalle reti e nelle testate rimangono piccole ‘ oasi’. Temi e argomenti che potrebbero riempire anche i contenitori delle reti tematiche e in questo modo si potrebbe anche controbattere a chi vede, in vista di una riforma Rai e della crisi che colpisce il paese nella nostra azienda un esubero di giornalisti rispetto alle esigenze produttive……che non si deve parlare di esubero se i giornalisti sono necessari per coprire i vari temi sul tappeto
Oltre ai contenuti bisogna pero’ batterci per avviare e completare finalmente il rinnovamento tecnologico dei nostri mezzi a disposizione.. se in passato i vertici ci avevano ammonito dicendo che….. o si rinnovavano i macchinari a disposizione o si salvaguardava il numero degli occupati io penso personalmente che si è trattata di una visione miope … non si puo piu continuare ad essere competitivi senza passare per le nuove tecnologie… anche le piu’ piccole televisioni private oggi sono dotate di macchinari nuovi e all’avanguardia.
A chi ha detto nei precedenti interventi che i 50 enni non funzionano piu’… che il nostro personale si sta invecchiando …il mio ..commento che è una realtà certo ma che non ci si può sbarazzare di personale con ‘ un know how ‘ acquisito nel tempo per un vento ‘ di svecchiamento ‘ che sta soffiando da un po di tempo a questa parte sulla nostra azienda… molti trentenni sono in gamba e largo ai giovani…. altri pero’ non accettano consigli … sono dotati a torto di prosopopea .Insomma non si pongono con il giusto atteggiamento di chi vuole imparare da chi il mestiere lo pratica da un po di tempo.
Sulla lettera da indirizzare a Monti sono favorevole alla proposta del presidente della Federazione Nazionale della Stampa Natale sull’ipotesi di una ‘ governance RAI’ più snella, autorevole competente, autonoma , eticamente ineccepibile ma che garantisca anche una rappresentanza di genere e tematiche in programmi e servizi televisivi sul mondo femminile piu che mai impegnato nella realtà scientifica, manageriale, nella magistratura etc.
Il 5 gennaio 1954 è andato in onda il primo telegiornale della Rai ma per saperne di piu’ sull’evoluzione della nostra società e del ruolo della donna in televisione vi consiglio la lettura di ‘ Occhi di maschio’ di Daniela Brancati.
Stefania Giacomini
Stigliano 10-11 gennaio 2012
Cari colleghi in qualità di eletta nella Commissione Pari Opportunità ho partecipato agli Stati generali dell’Usigrai incentrati sulla crisi della nostra azienda come ruolo pubblico alla luce della chiusura di Rai International e sul ruolo dei giornalisti.
La necessità più impellente è stata la redazione di una lettera messaggio indirizzata al presidente del Consiglio Monti sulla disponibilità dei giornalisti a fare proposte per una riforma seria della Rai che veda un nuovo sistema di nomina dei vertici lontano dall’influenza della politica e che risponda a criteri di autorevolezza, professionalità e competenza.
Ecco alcuni punti toccati dal mio intervento:
- 1) Se la Rai ha perso credibilità è perche sicuramente la qualità del nostro ‘ management’ non è piu all’altezza del suo ruolo. Si diceva che la ‘ tv è lo specchio del paese’…. bene oggi la tv almeno la nostra Rai non illustra la realtà che la circonda perché la maggior parte dei vertici che la dirigono non ha occhi sensibili per cogliere che il mondo è cambiato e sta cambiando. Si sono poi persi valori da salvaguardare se non quelli dell’audience e della conseguente raccolta pubblicitaria. Dove sono finiti, mi chiedo, il buon senso, il senso etico della nostra professione: quale responsabilità ha il giornalista televisivo? E dove è finito il senso di appartenenza alla nostra azienda …. in passato si era orgogliosi di lavorarci … oggi sembra di operare in tanti feudi ……che spesso non comunicano e talvolta in lotta tra loro..
- 2) Si auspica dunque il recupero di senso etico e professionale a tutti i livelli e soprattutto tra i giornalisti.
- Queste premesse per fare una riflessione seria anche sui contenuti che dovrebbero essere maggiormente trattati quali :
- - politica estera non solo sulla zona euro ma anche su paesi extracomunitari;
- apertura all’universo giovanile … oggi per lo più assente;
- apertura al sociale, al terzo settore e all’universo femminile ( tra l’altro per legge LaRai deve trattare argomenti di genere)
- Racconto oltreche di cronaca nera anche di realtà pubbliche e private, esperienze e personalità che funzionano ,che lavorano per la collettività , scienziati e creativi che si distinguono per il loro talento;
- Apertura alla cultura… la cultura non è tabù, i prodotti culturali non devono per forza essere ,noiosi … se si trovano formule consone per il pubblico si puo’ parlare di letteratura, di arte , di lirica interessando il pubblico (esempio Baricco con ‘ il circolo Pickwick’).
- Dovrebbero dunque aumentare le rubriche e gli approfondimenti cosa che ora sono appaltate dalle reti e nelle testate rimangono piccole ‘ oasi’. Temi e argomenti che potrebbero riempire anche i contenitori delle reti tematiche e in questo modo si potrebbe anche controbattere a chi vede, in vista di una riforma Rai e della crisi che colpisce il paese nella nostra azienda un esubero di giornalisti rispetto alle esigenze produttive……che non si deve parlare di esubero se i giornalisti sono necessari per coprire i vari temi sul tappeto
Oltre ai contenuti bisogna pero’ batterci per avviare e completare finalmente il rinnovamento tecnologico dei nostri mezzi a disposizione.. se in passato i vertici ci avevano ammonito dicendo che….. o si rinnovavano i macchinari a disposizione o si salvaguardava il numero degli occupati io penso personalmente che si è trattata di una visione miope … non si puo piu continuare ad essere competitivi senza passare per le nuove tecnologie… anche le piu’ piccole televisioni private oggi sono dotate di macchinari nuovi e all’avanguardia.
A chi ha detto nei precedenti interventi che i 50 enni non funzionano piu’… che il nostro personale si sta invecchiando …il mio ..commento che è una realtà certo ma che non ci si può sbarazzare di personale con ‘ un know how ‘ acquisito nel tempo per un vento ‘ di svecchiamento ‘ che sta soffiando da un po di tempo a questa parte sulla nostra azienda… molti trentenni sono in gamba e largo ai giovani…. altri pero’ non accettano consigli … sono dotati a torto di prosopopea .Insomma non si pongono con il giusto atteggiamento di chi vuole imparare da chi il mestiere lo pratica da un po di tempo.
Sulla lettera da indirizzare a Monti sono favorevole alla proposta del presidente della Federazione Nazionale della Stampa Natale sull’ipotesi di una ‘ governance RAI’ più snella, autorevole competente, autonoma , eticamente ineccepibile ma che garantisca anche una rappresentanza di genere e tematiche in programmi e servizi televisivi sul mondo femminile piu che mai impegnato nella realtà scientifica, manageriale, nella magistratura etc.
Il 5 gennaio 1954 è andato in onda il primo telegiornale della Rai ma per saperne di piu’ sull’evoluzione della nostra società e del ruolo della donna in televisione vi consiglio la lettura di ‘ Occhi di maschio’ di Daniela Brancati.
Stefania Giacomini
venerdì 13 gennaio 2012
CORRIERE DELLA SERA: DONNE CHE ODIANO LE DONNE
Corriere della Sera > Cronache > Donne che odiano le donne: crescono gli episodi di violenza al femminile
IO DONNA
Donne che odiano le donne: crescono
gli episodi di violenza al femminile
Stalking, bullismo e percosse, le storie e le statistiche in un rapporto dello Sportello Donna del San Camillo di Roma
MILANO - Donne che picchiano le donne. Crescono gli episodi di violenza tutti al femminile. A dirlo - come anticipato da Io donna - è l'ultimo dossier dal titolo "No, non sono scivolata nella doccia", a cura della cooperativa sociale Be Free, che coordina lo Sportello Donna – attivo 24 ore su 24,365 giorni l'anno – al San Camillo di Roma.
ANCHE TRA LE MAMME - Mobbing tra colleghe, minacce dalla vicina di casa o dall'ex moglie del compagno. Secondo il dossier, le storie di violenza in rosa sono sempre più diffuse. Ma non solo. Lo stalking al femminile rappresenta il 5 per cento del totale delle denunce e si rileva un incremento degli episodi di bullismo tra le ragazzine. Tra le donne vittime di violenza, le più colpite (il 26 per cento) sono quelle di età compresa tra i 29 e i 38 anni. Seguite dalla fascia 39-48 (il 20 per cento). E si moltiplicano le "over 70" che, dopo anni di abusi, decidono di vuotare il sacco. Il 35 per cento è sposata, il 23 nubile, il 16 convivente, il 13 separata o divorziata. Oltre il 60 per cento è madre, mentre il 23 non ha figli.
Redazione Online
13 gennaio 2012 | 14:32
© RIPRODUZIONE RISERVAT
IO DONNA
Donne che odiano le donne: crescono
gli episodi di violenza al femminile
Stalking, bullismo e percosse, le storie e le statistiche in un rapporto dello Sportello Donna del San Camillo di Roma
MILANO - Donne che picchiano le donne. Crescono gli episodi di violenza tutti al femminile. A dirlo - come anticipato da Io donna - è l'ultimo dossier dal titolo "No, non sono scivolata nella doccia", a cura della cooperativa sociale Be Free, che coordina lo Sportello Donna – attivo 24 ore su 24,365 giorni l'anno – al San Camillo di Roma.
ANCHE TRA LE MAMME - Mobbing tra colleghe, minacce dalla vicina di casa o dall'ex moglie del compagno. Secondo il dossier, le storie di violenza in rosa sono sempre più diffuse. Ma non solo. Lo stalking al femminile rappresenta il 5 per cento del totale delle denunce e si rileva un incremento degli episodi di bullismo tra le ragazzine. Tra le donne vittime di violenza, le più colpite (il 26 per cento) sono quelle di età compresa tra i 29 e i 38 anni. Seguite dalla fascia 39-48 (il 20 per cento). E si moltiplicano le "over 70" che, dopo anni di abusi, decidono di vuotare il sacco. Il 35 per cento è sposata, il 23 nubile, il 16 convivente, il 13 separata o divorziata. Oltre il 60 per cento è madre, mentre il 23 non ha figli.
Redazione Online
13 gennaio 2012 | 14:32
© RIPRODUZIONE RISERVAT
venerdì 25 novembre 2011
TAVOLA ROTONDA "DONNE E MEDIA" - INTERVENTO ILARIA CAPITANI COORDINATRICE CPO USIGRAI
L'appello "Donne e Media" lanciato attraverso la rete nel 2009, ha avviato un una serie di riforme, per migliorare la rappresentanza femminile nei mezzi di comunicazione, coinvolge appieno le giornaliste del servizio pubblico radio televisivo.
L'evoluzione della rappresentanza di genere e' un processo che non puo' e non deve lasciare indifferente la nostra azienda. Il principio delle pari opportunita', sancito nell'ordinamento ialiano, e' uno degli elementi qualificanti della democrazia. E nella democrazia un ruolo fondamentale viene svolto dai mezzi di comunicazione. In primis, per sua natura, dal servizio pubblico che deve svolgere un impegno ulteriore. Il rispetto della parita' di genere, nei programmi di informazione e di intrattenimento, nel linguaggio che viene utilizzato nella realizzazione dei servizi, nelle inchieste, deve diventare una condizione imprescindibile. Che non puo' piu' essere demandata alle sensibilita' individuali. Ma prevista, questa la nostra proposta, da propositi di intenti in accordo con le parti coinvolte. Se necessario con regolamenti nuovi, con linee guida aziendali ed editoriali, con un codice di autoregolametazione che metta al centro la pari rappresentanza di genere.
Negli emendamenti che l'appello "Donne e media" ha formulato, e che la Rai dovrebbe applicare, si parla, tra l'altro, di promuovere un nuovo corso nell'impiego della figura femminile nel pieno rispetto della dignita' culturale e professionale delle donne, anche al fine, attravero programmi specifici, di contrasto e prevenzione della violenza sulle donne. E' un punto questo che coinvolge anche il tipo di linguaggio che noi giornalisti, uomini e donne, utilizziamo. Coinvolge il soffermarsi, o meno, su particolari che , specie nei fatti di cronaca, possono alimentare un informazione distorta, a volte macraba,che talvolta puo' addirittura intralciare le indagini. Su questo e' utile anche un'autocrticia. Ed e' per qesto che chiediamo se e' possibile attivare dei corsi di formazione per noi giornalisti.
Per quanto riguarda l'emendamento su "programmi specifici" lo accogliamo in pieno. Ma non e' solo nella specificita' dell'offerta che si deve realizzare la pari rappresentanza di genere. Piuttosto vorremmo puntare ad una presnza delle donne nella quotidianeta' dell'offerta. Nell'insieme dei palinsesti televisivi. Per noi e' importante che le donne siano presenti, a pari degli uomini, in tutti i programmi e in tutti i tg. In particolare nei nei programmi di politica, dove gli ospiti sono sempre maschi, nei programmi di sport, dove le donne sono rappresentate con vecchi stereotipi, nei programmi di intrattenimento, dove le donne spesso hanno una presenza marginale e ornamentale. Insomma le donne presenti nella societa' e nelle diverse professioni, non sono rappresentate in modo adeguato, ne' hanno le stesse oppotunita' di accesso nei servizi di informazione e di intrattenimento. Perche' gli ospiti qualificati a parlare sono sempre uomini? Su questo proponiamo una sorta di codice di autoregolamentazione della rai. Cosi come la carta di Treviso tutela i minori si potrenne realizzare una carta dei diritti delle donne per valorizzare la loro presenza, la professionalita' e la competenza:
Altro tema e' il monitoraggio costante sulla rappresentazione delle donne. Questo per noi e' un punto fondamentale. Verificare la qualita' dell'offerta, i suoi contenuti, verificare come e in che modo il mondo femminile e le relative tematiche vengono affrontate e' un primo passo che chiediamo venga fatto, se pur in ritardo, in modo deciso e definitivo.
Infine il tema delle carriere. Su un totale di1600 giornalisti solo due direttori di testata. A fronte di una presenza femminile che aumenta nella nostra azienda le donne sono relegate ad essere redattore ordinario. Poche, pochissime, quelle che riescono a scalare i gradini. Pochi i capiservizio, pochissimi i capiredattori. Anche su questo chiediamo un cambio di passo deciso. Non e' solo una questione di quote rosa, di percentuali, di numeri per definire una "quantita" di donne. Per noi la condizione imprescindibile e' valutare il merito effettivo,anche in relazione all'anzianeita'aziendale e alle competenze svolte. Per valorizzare appieno le professionalita' interne.
la cpo Usigrai
L'evoluzione della rappresentanza di genere e' un processo che non puo' e non deve lasciare indifferente la nostra azienda. Il principio delle pari opportunita', sancito nell'ordinamento ialiano, e' uno degli elementi qualificanti della democrazia. E nella democrazia un ruolo fondamentale viene svolto dai mezzi di comunicazione. In primis, per sua natura, dal servizio pubblico che deve svolgere un impegno ulteriore. Il rispetto della parita' di genere, nei programmi di informazione e di intrattenimento, nel linguaggio che viene utilizzato nella realizzazione dei servizi, nelle inchieste, deve diventare una condizione imprescindibile. Che non puo' piu' essere demandata alle sensibilita' individuali. Ma prevista, questa la nostra proposta, da propositi di intenti in accordo con le parti coinvolte. Se necessario con regolamenti nuovi, con linee guida aziendali ed editoriali, con un codice di autoregolametazione che metta al centro la pari rappresentanza di genere.
Negli emendamenti che l'appello "Donne e media" ha formulato, e che la Rai dovrebbe applicare, si parla, tra l'altro, di promuovere un nuovo corso nell'impiego della figura femminile nel pieno rispetto della dignita' culturale e professionale delle donne, anche al fine, attravero programmi specifici, di contrasto e prevenzione della violenza sulle donne. E' un punto questo che coinvolge anche il tipo di linguaggio che noi giornalisti, uomini e donne, utilizziamo. Coinvolge il soffermarsi, o meno, su particolari che , specie nei fatti di cronaca, possono alimentare un informazione distorta, a volte macraba,che talvolta puo' addirittura intralciare le indagini. Su questo e' utile anche un'autocrticia. Ed e' per qesto che chiediamo se e' possibile attivare dei corsi di formazione per noi giornalisti.
Per quanto riguarda l'emendamento su "programmi specifici" lo accogliamo in pieno. Ma non e' solo nella specificita' dell'offerta che si deve realizzare la pari rappresentanza di genere. Piuttosto vorremmo puntare ad una presnza delle donne nella quotidianeta' dell'offerta. Nell'insieme dei palinsesti televisivi. Per noi e' importante che le donne siano presenti, a pari degli uomini, in tutti i programmi e in tutti i tg. In particolare nei nei programmi di politica, dove gli ospiti sono sempre maschi, nei programmi di sport, dove le donne sono rappresentate con vecchi stereotipi, nei programmi di intrattenimento, dove le donne spesso hanno una presenza marginale e ornamentale. Insomma le donne presenti nella societa' e nelle diverse professioni, non sono rappresentate in modo adeguato, ne' hanno le stesse oppotunita' di accesso nei servizi di informazione e di intrattenimento. Perche' gli ospiti qualificati a parlare sono sempre uomini? Su questo proponiamo una sorta di codice di autoregolamentazione della rai. Cosi come la carta di Treviso tutela i minori si potrenne realizzare una carta dei diritti delle donne per valorizzare la loro presenza, la professionalita' e la competenza:
Altro tema e' il monitoraggio costante sulla rappresentazione delle donne. Questo per noi e' un punto fondamentale. Verificare la qualita' dell'offerta, i suoi contenuti, verificare come e in che modo il mondo femminile e le relative tematiche vengono affrontate e' un primo passo che chiediamo venga fatto, se pur in ritardo, in modo deciso e definitivo.
Infine il tema delle carriere. Su un totale di1600 giornalisti solo due direttori di testata. A fronte di una presenza femminile che aumenta nella nostra azienda le donne sono relegate ad essere redattore ordinario. Poche, pochissime, quelle che riescono a scalare i gradini. Pochi i capiservizio, pochissimi i capiredattori. Anche su questo chiediamo un cambio di passo deciso. Non e' solo una questione di quote rosa, di percentuali, di numeri per definire una "quantita" di donne. Per noi la condizione imprescindibile e' valutare il merito effettivo,anche in relazione all'anzianeita'aziendale e alle competenze svolte. Per valorizzare appieno le professionalita' interne.
la cpo Usigrai
lunedì 21 novembre 2011
MINISTERO SVILUPPO ECONOMICO-COMITATO PARI OPPORTUNITA APPELLO DONNE E MEDIA
DALLA RAI UN NUOVO CORSO PER LA RAPPRESENTAZIONE DELLE DONNE
Come dar seguito ai nuovi impegni proposti dall’Appello Donne e Media,
sigillati nel contratto di servizio pubblico, ora in vigore?
Roma, 24 novembre 2011 - ore 9.30
Parlamentino Ministero Sviluppo Economico
SEMINARIO
L’Appello Donne e Media, lanciato attraverso la Rete a novembre 2009, ha avviato una serie di riforme per migliorare la rappresentazione delle donne nelle tivù e negli altri mezzi di comunicazione. Dal web all’agenda politica, gli obiettivi dell’Appello si stanno concretizzando grazie all’ampia mobilitazione di migliaia di persone, tra singoli e associazioni, e delle istituzioni, in primis del Presidente della Repubblica che ne ha sostenuto le finalità.
Il primo obiettivo è oggi una realtà, con i 13 emendamenti che l’Appello ha proposto al contratto di servizio pubblico per migliorare la rappresentazione mediatica delle donne, approvati e pubblicati in Gazzetta Ufficiale lo scorso 27 giugno.
Il gruppo dirigente Rai ha così dimostrato di volersi impegnare sulla dilagante richiesta dell’opinione pubblica di avviare “un nuovo corso nell’impiego della figura femminile”, per una rappresentazione realistica e non stereotipata dei diversi ruoli che le donne svolgono nella società.
Ma quali azioni mettere in campo ora per dar seguito ad esempio all’articolo 2, commi 3, 3b e 3p, in cui Rai si impegna appunto a “valorizzare la rappresentazione reale e non stereotipata della molteplicità di ruoli del mondo femminile, anche nelle fasce di maggior ascolto, (…) al fine di evitare una distorta rappresentazione? O per promuovere “un nuovo corso nell’impiego della figura femminile, nel pieno rispetto della dignità culturale e professionale delle donne, anche al fine di contribuire alla rimozione degli ostacoli che di fatto limitano le pari opportunità”? Oppure per adempiere all'articolo 9, comma 2b, in cui Rai si impegna a programmare nella propria offerta "trasmissioni idonee a comunicare al pubblico una più completa e realistica rappresentazione del ruolo che le donne svolgono nella vita sociale, culturale, economica del Paese, nelle istituzioni e nella famiglia..."?
Accrediti ore 9.30
Inizio lavori ore 10.00
Coordina Gabriella Cims, Promotrice Appello Donne e Media
Interventi Mirella Ferlazzo, Presidente CPO/CUG Ministero dello Sviluppo Economico
On. Roberto Rao, Commissione Parlamentare di Vigilanza
Mariella Zezza, Assessora Lavoro e Formazione Regione Lazio
Maria Pia Ammirati, Presidente CPO RAI
Modera Raffaele Barberio, Direttore Key4biz.it
Tavola Rotonda ore 11.00
Intervengono esponenti del Consiglio di Amministrazione Rai, del Comitato Pari Opportunità Rai, delle Direzioni di Rete e delle Testate Rai, della Commissione Parlamentare di Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi, del Comitato Pari Opportunità del Consiglio Nazionale Forense, del Dipartimento Cultura CENSIS, del Comitato Unico di Garanzia ENEA, del Comitato Pari Opportunità della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, del Dipartimento Pari Opportunità dell’Associazione Stampa Romana, dell’Osservatorio Interuniversitario Studi di Genere.
Modera Silvia Calandrelli, Direttora Rai Educazione
Come dar seguito ai nuovi impegni proposti dall’Appello Donne e Media,
sigillati nel contratto di servizio pubblico, ora in vigore?
Roma, 24 novembre 2011 - ore 9.30
Parlamentino Ministero Sviluppo Economico
SEMINARIO
L’Appello Donne e Media, lanciato attraverso la Rete a novembre 2009, ha avviato una serie di riforme per migliorare la rappresentazione delle donne nelle tivù e negli altri mezzi di comunicazione. Dal web all’agenda politica, gli obiettivi dell’Appello si stanno concretizzando grazie all’ampia mobilitazione di migliaia di persone, tra singoli e associazioni, e delle istituzioni, in primis del Presidente della Repubblica che ne ha sostenuto le finalità.
Il primo obiettivo è oggi una realtà, con i 13 emendamenti che l’Appello ha proposto al contratto di servizio pubblico per migliorare la rappresentazione mediatica delle donne, approvati e pubblicati in Gazzetta Ufficiale lo scorso 27 giugno.
Il gruppo dirigente Rai ha così dimostrato di volersi impegnare sulla dilagante richiesta dell’opinione pubblica di avviare “un nuovo corso nell’impiego della figura femminile”, per una rappresentazione realistica e non stereotipata dei diversi ruoli che le donne svolgono nella società.
Ma quali azioni mettere in campo ora per dar seguito ad esempio all’articolo 2, commi 3, 3b e 3p, in cui Rai si impegna appunto a “valorizzare la rappresentazione reale e non stereotipata della molteplicità di ruoli del mondo femminile, anche nelle fasce di maggior ascolto, (…) al fine di evitare una distorta rappresentazione? O per promuovere “un nuovo corso nell’impiego della figura femminile, nel pieno rispetto della dignità culturale e professionale delle donne, anche al fine di contribuire alla rimozione degli ostacoli che di fatto limitano le pari opportunità”? Oppure per adempiere all'articolo 9, comma 2b, in cui Rai si impegna a programmare nella propria offerta "trasmissioni idonee a comunicare al pubblico una più completa e realistica rappresentazione del ruolo che le donne svolgono nella vita sociale, culturale, economica del Paese, nelle istituzioni e nella famiglia..."?
Accrediti ore 9.30
Inizio lavori ore 10.00
Coordina Gabriella Cims, Promotrice Appello Donne e Media
Interventi Mirella Ferlazzo, Presidente CPO/CUG Ministero dello Sviluppo Economico
On. Roberto Rao, Commissione Parlamentare di Vigilanza
Mariella Zezza, Assessora Lavoro e Formazione Regione Lazio
Maria Pia Ammirati, Presidente CPO RAI
Modera Raffaele Barberio, Direttore Key4biz.it
Tavola Rotonda ore 11.00
Intervengono esponenti del Consiglio di Amministrazione Rai, del Comitato Pari Opportunità Rai, delle Direzioni di Rete e delle Testate Rai, della Commissione Parlamentare di Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi, del Comitato Pari Opportunità del Consiglio Nazionale Forense, del Dipartimento Cultura CENSIS, del Comitato Unico di Garanzia ENEA, del Comitato Pari Opportunità della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, del Dipartimento Pari Opportunità dell’Associazione Stampa Romana, dell’Osservatorio Interuniversitario Studi di Genere.
Modera Silvia Calandrelli, Direttora Rai Educazione
giovedì 17 novembre 2011
STAMPA ROMANA-USIGRAI: LAVORO WELFARE E INNALZAMENTO ETA' PENSIONABILE
LUNEDI 21 NOVEMBRE 2011 ORE 14 - SALETTA USIGRAI DI SAXA RUBRA
"LA RIFORMA DELL'INPGI E GLI EFFETTI SULLE GIORNALISTE"
Lavoro, welfare e innalzamento età pensionabile
Care colleghe,
la riforma dell’Inpgi, che permetterà di mantenere, con la solidità dei conti, l’autonomia del nostro Istituto di previdenza, chiede alle donne giornaliste il maggior contributo, con l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni nell’arco di dieci anni. Siamo l’unica categoria nel privato a cui viene chiesto questo sacrificio in un arco di tempo così rapido.
Le giornaliste andranno quindi in pensione a 61 anni dal primo luglio del 2012, a 62 dal primo gennaio del 2015, a 63 dal primo gennaio 2017, a 64 dall’inizio del 2019 e infine a 65 allo scoccare del 2021, quando la riforma andrà a regime. L’Inpgi ha comunque confermato alcune misure per evitare di penalizzare troppo chi, nell’arco di questi dieci anni, vorrà ancora andare in pensione a 60 anni: potrà farlo subendo una penalizzazione ridotta, pari cioè al 50% dell’abbattimento applicato ai colleghi uomini; un 2,3% in meno se il pensionamento avverrà con un anno d’anticipo, ad esempio.
Si rende comunque necessario un bilanciamento tra il contributo richiesto alle giornaliste per “salvare” il nostro Istituto di Previdenza, che andrà dunque a beneficio dell’intera categoria (uomini e donne), e adeguate politiche di welfare a sostegno dell’occupazione femminile, della maternità, delle carriere.
Per illustrare la manovra pensionistica dell’Inpgi e aprire una grande consultazione sul “welfare delle giornaliste” (quali misure, quali incentivi, quali sgravi proporre a compensare il prolungamento della permanenza al lavoro), la Commissione Diritti e Pari Opportunità dell'Associazione Stampa Romana, in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità dell’Usigrai, indice una assemblea delle giornaliste Rai di Roma e Lazio il giorno 21 alle ore 14,00 presso la saletta Usigrai di Saxa Rubra.
Si chiede massima collaborazione ai Cdr per favorire la più ampia partecipazione all’incontro informativo e al successivo dibattito.
Le Presidenti della Cpo Asr
Nella Condorelli - Arianna Voto
La Coordinatrice Cpo Usigrai
Ilaria Capitani
La delegata Usigrai
Alessandra Mancuso
"LA RIFORMA DELL'INPGI E GLI EFFETTI SULLE GIORNALISTE"
Lavoro, welfare e innalzamento età pensionabile
Care colleghe,
la riforma dell’Inpgi, che permetterà di mantenere, con la solidità dei conti, l’autonomia del nostro Istituto di previdenza, chiede alle donne giornaliste il maggior contributo, con l’innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni nell’arco di dieci anni. Siamo l’unica categoria nel privato a cui viene chiesto questo sacrificio in un arco di tempo così rapido.
Le giornaliste andranno quindi in pensione a 61 anni dal primo luglio del 2012, a 62 dal primo gennaio del 2015, a 63 dal primo gennaio 2017, a 64 dall’inizio del 2019 e infine a 65 allo scoccare del 2021, quando la riforma andrà a regime. L’Inpgi ha comunque confermato alcune misure per evitare di penalizzare troppo chi, nell’arco di questi dieci anni, vorrà ancora andare in pensione a 60 anni: potrà farlo subendo una penalizzazione ridotta, pari cioè al 50% dell’abbattimento applicato ai colleghi uomini; un 2,3% in meno se il pensionamento avverrà con un anno d’anticipo, ad esempio.
Si rende comunque necessario un bilanciamento tra il contributo richiesto alle giornaliste per “salvare” il nostro Istituto di Previdenza, che andrà dunque a beneficio dell’intera categoria (uomini e donne), e adeguate politiche di welfare a sostegno dell’occupazione femminile, della maternità, delle carriere.
Per illustrare la manovra pensionistica dell’Inpgi e aprire una grande consultazione sul “welfare delle giornaliste” (quali misure, quali incentivi, quali sgravi proporre a compensare il prolungamento della permanenza al lavoro), la Commissione Diritti e Pari Opportunità dell'Associazione Stampa Romana, in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità dell’Usigrai, indice una assemblea delle giornaliste Rai di Roma e Lazio il giorno 21 alle ore 14,00 presso la saletta Usigrai di Saxa Rubra.
Si chiede massima collaborazione ai Cdr per favorire la più ampia partecipazione all’incontro informativo e al successivo dibattito.
Le Presidenti della Cpo Asr
Nella Condorelli - Arianna Voto
La Coordinatrice Cpo Usigrai
Ilaria Capitani
La delegata Usigrai
Alessandra Mancuso
giovedì 10 novembre 2011
9° RAPPORTO CENSIS-UCSI SU COMUNICAZIONE: MEDIA PERSONALI NELL'ERA DIGITALE
Palinsesti e fonti d’informazione «fai da te»: è l’era dei consumi multimediali personali e autogestiti
Utenti Internet oltre quota 50%. Giornali in crisi: -7% di lettori in due anni. Press divide: i mezzi a stampa fuori dalla «dieta mediatica» del 53,3% dei giovani. Che fanno volare gli smartphone, per informarsi usano i tg (69,2%) tanto quanto Google (65,7%) e Facebook (61,5%), e guardano la tv su YouTube (47,6%)
Roma, 13 luglio 2011 – L’evoluzione dei consumi mediatici. L’utenza complessiva della televisione rimane stabile al 97,4% della popolazione italiana. Ma è avvenuto un ampio rimescolamento al suo interno. Gli spettatori della tv digitale terrestre sono aumentati di oltre 48 punti percentuali tra il 2009 e il 2011 arrivando al 76,4% della popolazione, ovviamente a scapito della tv analogica (-27,1%). La tv satellitare mantiene costante la sua quota di telespettatori (il 35,2% degli italiani). La web tv aumenta di ulteriori 2,6 punti percentuali nell’ultimo biennio, con un’utenza complessiva al 17,8%. Mentre la mobile tv rimane a livelli bassi, relegata a un pubblico saltuario e di nicchia (0,9%). Soprattutto i giovani (14-29 anni) diversificano ampiamente le possibilità attraverso le quali seguire le trasmissioni televisive. Il 95% utilizza la tv tradizionale (analogica o digitale terrestre), il 40,7% la web tv, il 39,6% la tv satellitare, il 2,8% l’iptv, l’1,7% la mobile tv. Anche l’ascolto della radio in generale rimane stabile, sempre a livelli molto alti di utenza (otto italiani su dieci). Si rafforza l’autoradio, con il 65,2% di utenza, incrementando nell’ultimo biennio di 1,4 punti percentuali i suoi ascoltatori. Stabile l’ascolto della radio via Internet (8,4%) o tramite il cellulare (7,8%), in lieve flessione l’uso del lettore mp3 come radio (14,8%), in molti casi soppiantato dagli smartphone.
Volano gli smartphone, ma solo tra i giovani. L’uso del telefono cellulare in generale fa registrare una flessione (-5,5% tra il 2009 e il 2011), complici gli effetti della crisi. E c’è una migrazione dell’utenza dagli apparecchi basic (-8%), con funzioni limitate alle sole telefonate e all’invio e ricezione degli sms, agli smartphone (+3,3%, con un’utenza che sale complessivamente al 17,6% e al 39,5% tra i giovani). Va ricordato che questi dati non rilevano il possesso dell’apparecchio, bensì ne misurano l’utilizzo effettivo.
Prosegue la crisi della carta stampata. Si conferma il periodo di grave crisi attraversato dalla carta stampata. I quotidiani a pagamento (47,8% di utenza) perdono il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011 (-19,2% rispetto al 2007). La free press cresce di poco (+1,8%, salendo al 37,5%). I periodici resistono, specie i settimanali (28,5% di utenza). Si tratta di media soprattutto per donne: più di una su tre legge i settimanali (il 36,4% del totale), mentre solo un uomo su cinque fa altrettanto (il 20,4%). Tengono anche i libri, con il 56,2% di utenza, ma il dato si spacca tra il 69,5% dei soggetti più istruiti che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno, contro il 45,4% delle persone meno scolarizzate. Gli e-book non decollano (1,7% di utenza). Stabile la lettura delle testate giornalistiche on line (+0,5%, con un’utenza del 18,2%), che però non si possono più considerare le versioni esclusive del giornalismo sul web, perché i diversi portali Internet di informazione contano oggi un’utenza pari al 36,6% degli italiani.
Superata la soglia del 50% di utenti di Internet. Cresce l’utenza di Internet, che nel 2011 sfonda finalmente la soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l’esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). Il dato complessivo si spacca tra l’87,4% dei giovani (14-29 anni) e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), tra il 72,2% dei soggetti più istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati.
Si attenua il digital divide, si amplia il press divide. Se una metà del Paese ha compiuto il salto oltre la soglia del digital divide, che va attenuandosi, il press divide invece aumenta. È il nuovo divario tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa e quanti non li hanno ancora o non li hanno più. Ancora una volta è la fotografia di una società divisa in due. Da una parte, il 54,4% di italiani che si accostano ai mezzi a stampa, accompagnati o meno da altri media, diminuiti rispetto al 60,7% del 2009. Dall’altra, il 45,6% estraneo a questi media, percentuale aumentata rispetto al 39,3% di due anni fa. Che si tratti di persone che guardano solo la televisione oppure di raffinati acrobati del surfing su Internet, se leggono qualcosa lo fanno solo attraverso lo schermo. I giovani vivono abitualmente in rete (l’84,6%) e sono proprio loro, con una quota del 53,3%, ad abbandonare maggiormente la lettura di testi a stampa (nel 2009 quest’ultima percentuale si fermava al 35,8% della popolazione giovanile).
Palinsesti multimediali personali e autogestiti. Oggi è sempre più l’utente a spostarsi all’interno dell’ampio e variegato sistema dei mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi, per scegliere il contenuto che più gli interessa secondo le modalità e i tempi che più gli sono consoni: ognuno si costruisce una nicchia di consumi mediatici e palinsesti «fatti su misura». Indipendentemente dall’uso del televisore, il 12,3% della popolazione attinge ai siti Internet delle emittenti tv per seguire i programmi prescelti, il 22,7% utilizza YouTube, il 17,5% segue programmi tv scaricati tramite il web da altre persone. Il dato relativo ai giovani che guardano i programmi su YouTube sale al 47,6% (il 20,1% lo fa abitualmente). Il 36,2% dei giovani, inoltre, segue programmi scaricati da altri (si tratta di ragazzi che si scambiano file tra di loro) e il 24,7% ricorre ai siti web delle emittenti tv. Nei programmi seguiti via Internet, musica (18,3%), sport (11,7%) e film (9,9%) sono ai vertici dell’interesse.
Il mix delle fonti d’informazione. Nel mondo dell’informazione, la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l’80,9% degli italiani li utilizza come fonte. Tra i giovani, però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% raggiunto dai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook. A livello generale, al secondo posto si collocano i giornali radio (56,4%), poi i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%). Dopo il televideo (45%), ci sono i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web di informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line (21,8%). Nel caso delle tv all news (16,3% complessivamente) risultano discriminanti l’età (il dato sale al 20,1% tra gli adulti) e il titolo di studio (il 21,7% tra i diplomati e laureati). Le «app» per gli smartphone sono al 7,3% di utenza e Twitter al 2,5%.
Informati e competenti, ma faziosi: il ritratto dei giornalisti italiani. Dei giornalisti è diffusa una rappresentazione di scarsa indipendenza ed eccessivo legame con il potere, politico o finanziario. Nonostante l’80,9% li consideri molto o abbastanza informati, il 76,8% competenti e il 71,7% chiari nell’esposizione dei fatti, per il 67,2% sono poco indipendenti e per il 67,8% molto o abbastanza spregiudicati. Questo li rende poco affidabili agli occhi della metà della popolazione (il 49,8%). Tra i giudizi negativi spicca il dato sulle smanie di protagonismo dei professionisti dell’informazione, giudicate eccessive dal 76,3% degli italiani. In una scala che va da 1 (minimo) a 10 (massimo), televisione e carta stampata non raggiungono il punteggio della sufficienza in termini di reputazione, secondo l’opinione degli italiani: 5,74 è il voto medio di credibilità della televisione e 5,95 è il voto dato ai giornali. Maggiormente credibili radio (6,28) e Internet (6,55), percepita come un mezzo più libero e «disinteressato».
Utenti Internet oltre quota 50%. Giornali in crisi: -7% di lettori in due anni. Press divide: i mezzi a stampa fuori dalla «dieta mediatica» del 53,3% dei giovani. Che fanno volare gli smartphone, per informarsi usano i tg (69,2%) tanto quanto Google (65,7%) e Facebook (61,5%), e guardano la tv su YouTube (47,6%)
Roma, 13 luglio 2011 – L’evoluzione dei consumi mediatici. L’utenza complessiva della televisione rimane stabile al 97,4% della popolazione italiana. Ma è avvenuto un ampio rimescolamento al suo interno. Gli spettatori della tv digitale terrestre sono aumentati di oltre 48 punti percentuali tra il 2009 e il 2011 arrivando al 76,4% della popolazione, ovviamente a scapito della tv analogica (-27,1%). La tv satellitare mantiene costante la sua quota di telespettatori (il 35,2% degli italiani). La web tv aumenta di ulteriori 2,6 punti percentuali nell’ultimo biennio, con un’utenza complessiva al 17,8%. Mentre la mobile tv rimane a livelli bassi, relegata a un pubblico saltuario e di nicchia (0,9%). Soprattutto i giovani (14-29 anni) diversificano ampiamente le possibilità attraverso le quali seguire le trasmissioni televisive. Il 95% utilizza la tv tradizionale (analogica o digitale terrestre), il 40,7% la web tv, il 39,6% la tv satellitare, il 2,8% l’iptv, l’1,7% la mobile tv. Anche l’ascolto della radio in generale rimane stabile, sempre a livelli molto alti di utenza (otto italiani su dieci). Si rafforza l’autoradio, con il 65,2% di utenza, incrementando nell’ultimo biennio di 1,4 punti percentuali i suoi ascoltatori. Stabile l’ascolto della radio via Internet (8,4%) o tramite il cellulare (7,8%), in lieve flessione l’uso del lettore mp3 come radio (14,8%), in molti casi soppiantato dagli smartphone.
Volano gli smartphone, ma solo tra i giovani. L’uso del telefono cellulare in generale fa registrare una flessione (-5,5% tra il 2009 e il 2011), complici gli effetti della crisi. E c’è una migrazione dell’utenza dagli apparecchi basic (-8%), con funzioni limitate alle sole telefonate e all’invio e ricezione degli sms, agli smartphone (+3,3%, con un’utenza che sale complessivamente al 17,6% e al 39,5% tra i giovani). Va ricordato che questi dati non rilevano il possesso dell’apparecchio, bensì ne misurano l’utilizzo effettivo.
Prosegue la crisi della carta stampata. Si conferma il periodo di grave crisi attraversato dalla carta stampata. I quotidiani a pagamento (47,8% di utenza) perdono il 7% di lettori tra il 2009 e il 2011 (-19,2% rispetto al 2007). La free press cresce di poco (+1,8%, salendo al 37,5%). I periodici resistono, specie i settimanali (28,5% di utenza). Si tratta di media soprattutto per donne: più di una su tre legge i settimanali (il 36,4% del totale), mentre solo un uomo su cinque fa altrettanto (il 20,4%). Tengono anche i libri, con il 56,2% di utenza, ma il dato si spacca tra il 69,5% dei soggetti più istruiti che hanno letto almeno un libro nell’ultimo anno, contro il 45,4% delle persone meno scolarizzate. Gli e-book non decollano (1,7% di utenza). Stabile la lettura delle testate giornalistiche on line (+0,5%, con un’utenza del 18,2%), che però non si possono più considerare le versioni esclusive del giornalismo sul web, perché i diversi portali Internet di informazione contano oggi un’utenza pari al 36,6% degli italiani.
Superata la soglia del 50% di utenti di Internet. Cresce l’utenza di Internet, che nel 2011 sfonda finalmente la soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l’esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). Il dato complessivo si spacca tra l’87,4% dei giovani (14-29 anni) e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), tra il 72,2% dei soggetti più istruiti e il 37,7% di quelli meno scolarizzati.
Si attenua il digital divide, si amplia il press divide. Se una metà del Paese ha compiuto il salto oltre la soglia del digital divide, che va attenuandosi, il press divide invece aumenta. È il nuovo divario tra quanti contemplano nelle proprie diete i media a stampa e quanti non li hanno ancora o non li hanno più. Ancora una volta è la fotografia di una società divisa in due. Da una parte, il 54,4% di italiani che si accostano ai mezzi a stampa, accompagnati o meno da altri media, diminuiti rispetto al 60,7% del 2009. Dall’altra, il 45,6% estraneo a questi media, percentuale aumentata rispetto al 39,3% di due anni fa. Che si tratti di persone che guardano solo la televisione oppure di raffinati acrobati del surfing su Internet, se leggono qualcosa lo fanno solo attraverso lo schermo. I giovani vivono abitualmente in rete (l’84,6%) e sono proprio loro, con una quota del 53,3%, ad abbandonare maggiormente la lettura di testi a stampa (nel 2009 quest’ultima percentuale si fermava al 35,8% della popolazione giovanile).
Palinsesti multimediali personali e autogestiti. Oggi è sempre più l’utente a spostarsi all’interno dell’ampio e variegato sistema dei mezzi di comunicazione, vecchi e nuovi, per scegliere il contenuto che più gli interessa secondo le modalità e i tempi che più gli sono consoni: ognuno si costruisce una nicchia di consumi mediatici e palinsesti «fatti su misura». Indipendentemente dall’uso del televisore, il 12,3% della popolazione attinge ai siti Internet delle emittenti tv per seguire i programmi prescelti, il 22,7% utilizza YouTube, il 17,5% segue programmi tv scaricati tramite il web da altre persone. Il dato relativo ai giovani che guardano i programmi su YouTube sale al 47,6% (il 20,1% lo fa abitualmente). Il 36,2% dei giovani, inoltre, segue programmi scaricati da altri (si tratta di ragazzi che si scambiano file tra di loro) e il 24,7% ricorre ai siti web delle emittenti tv. Nei programmi seguiti via Internet, musica (18,3%), sport (11,7%) e film (9,9%) sono ai vertici dell’interesse.
Il mix delle fonti d’informazione. Nel mondo dell’informazione, la centralità dei telegiornali è ancora fuori discussione, visto che l’80,9% degli italiani li utilizza come fonte. Tra i giovani, però, il dato scende al 69,2%, avvicinandosi molto al 65,7% raggiunto dai motori di ricerca su Internet e al 61,5% di Facebook. A livello generale, al secondo posto si collocano i giornali radio (56,4%), poi i quotidiani (47,7%) e i periodici (46,5%). Dopo il televideo (45%), ci sono i motori di ricerca come Google (41,4%), i siti web di informazione (29,5%), Facebook (26,8%), i quotidiani on line (21,8%). Nel caso delle tv all news (16,3% complessivamente) risultano discriminanti l’età (il dato sale al 20,1% tra gli adulti) e il titolo di studio (il 21,7% tra i diplomati e laureati). Le «app» per gli smartphone sono al 7,3% di utenza e Twitter al 2,5%.
Informati e competenti, ma faziosi: il ritratto dei giornalisti italiani. Dei giornalisti è diffusa una rappresentazione di scarsa indipendenza ed eccessivo legame con il potere, politico o finanziario. Nonostante l’80,9% li consideri molto o abbastanza informati, il 76,8% competenti e il 71,7% chiari nell’esposizione dei fatti, per il 67,2% sono poco indipendenti e per il 67,8% molto o abbastanza spregiudicati. Questo li rende poco affidabili agli occhi della metà della popolazione (il 49,8%). Tra i giudizi negativi spicca il dato sulle smanie di protagonismo dei professionisti dell’informazione, giudicate eccessive dal 76,3% degli italiani. In una scala che va da 1 (minimo) a 10 (massimo), televisione e carta stampata non raggiungono il punteggio della sufficienza in termini di reputazione, secondo l’opinione degli italiani: 5,74 è il voto medio di credibilità della televisione e 5,95 è il voto dato ai giornali. Maggiormente credibili radio (6,28) e Internet (6,55), percepita come un mezzo più libero e «disinteressato».
IL CORPO E LA POLIS - LA RAPPRESENTAZIONE FEMMINILE NEI MEDIA
L’Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano
propone un nuovo ciclo di seminari sul tema
IL CORPO E LA POLIS
4° ANNO
Il ciclo riprende da ottobre, il sabato pomeriggio con scansione mensile nella sede dell’Associazione
Corso di Porta Nuova 32 – Milano - (MM2 Moscova, MM3 Turati).
2° seminario
sabato 12 novembre 2011 - ore 14.30-18
La rappresentazione femminile nei media
Conduce
Elisa Giomi
Ricercatrice Scienze della comunicazione - Università di Siena
Angeli biondi, single esuberanti e ragazze normali
La rappresentazione (e la strumentalizzazione politica) della violenza contro le donne nei telegiornali italiani
In questo intervento commento i dati prodotti nel corso di una ricerca, tutt’ora in svolgimento, dedicata alla rappresentazione degli omicidi di donne nelle edizioni serali dei principali telegiornali italiani (i tre Rai e i tre Mediaset). L’analisi si è per adesso concentrata sul 2006, quando si è registrato l’inizio di un crescente allarme sociale per l’integrità fisica e sessuale delle donne. Sostengo che la violenza contro le donne sia stata narrata, nella cronaca dei TG, in forme quantitative e qualitative tali da alimentare la retorica anti-immigrazione, contribuire alla tematizzazione e rilevanza della sicurezza nell’agenda della politica e dell’opinione pubblica, favorire risposte di tipo emergenziale e repressivo. Illustro come la costruzione di autori e vittime “ideali”, parte integrante nella fabbricazione di questo fenomeno di ‘panico morale’, produca l’ulteriore effetto collaterale di rafforzare, attraverso processi di stigmatizzazione o legittimazione sociale, l’immaginario sessuale dominante e le costruzioni normative del femminile.
Interviene
Luisa Pronzato
Redattrice del Blog 27esimaora Corriere.it
Per approfondimenti il dossier Seminari nel sito http://www.universitadelledonne.it/
Libera Università delle Donne
Corso di Porta Nuova, 32 - 20121 Milano
tel/fax. 02.6597727
www.universitadelledonne.it
universitadonne@tiscali.it
(M2 Moscova - M3 Turati, Bus 43,94)
c/c postale n° 30682207
Codice IBAN: IT 20B 0558401610 000000013482
Ai sensi del D.lgs. n. 196/03 (Codice Privacy), le informazioni
propone un nuovo ciclo di seminari sul tema
IL CORPO E LA POLIS
4° ANNO
Il ciclo riprende da ottobre, il sabato pomeriggio con scansione mensile nella sede dell’Associazione
Corso di Porta Nuova 32 – Milano - (MM2 Moscova, MM3 Turati).
2° seminario
sabato 12 novembre 2011 - ore 14.30-18
La rappresentazione femminile nei media
Conduce
Elisa Giomi
Ricercatrice Scienze della comunicazione - Università di Siena
Angeli biondi, single esuberanti e ragazze normali
La rappresentazione (e la strumentalizzazione politica) della violenza contro le donne nei telegiornali italiani
In questo intervento commento i dati prodotti nel corso di una ricerca, tutt’ora in svolgimento, dedicata alla rappresentazione degli omicidi di donne nelle edizioni serali dei principali telegiornali italiani (i tre Rai e i tre Mediaset). L’analisi si è per adesso concentrata sul 2006, quando si è registrato l’inizio di un crescente allarme sociale per l’integrità fisica e sessuale delle donne. Sostengo che la violenza contro le donne sia stata narrata, nella cronaca dei TG, in forme quantitative e qualitative tali da alimentare la retorica anti-immigrazione, contribuire alla tematizzazione e rilevanza della sicurezza nell’agenda della politica e dell’opinione pubblica, favorire risposte di tipo emergenziale e repressivo. Illustro come la costruzione di autori e vittime “ideali”, parte integrante nella fabbricazione di questo fenomeno di ‘panico morale’, produca l’ulteriore effetto collaterale di rafforzare, attraverso processi di stigmatizzazione o legittimazione sociale, l’immaginario sessuale dominante e le costruzioni normative del femminile.
Interviene
Luisa Pronzato
Redattrice del Blog 27esimaora Corriere.it
Per approfondimenti il dossier Seminari nel sito http://www.universitadelledonne.it/
Libera Università delle Donne
Corso di Porta Nuova, 32 - 20121 Milano
tel/fax. 02.6597727
www.universitadelledonne.it
universitadonne@tiscali.it
(M2 Moscova - M3 Turati, Bus 43,94)
c/c postale n° 30682207
Codice IBAN: IT 20B 0558401610 000000013482
Ai sensi del D.lgs. n. 196/03 (Codice Privacy), le informazioni
martedì 11 ottobre 2011
WOMEN IN THE CITY - NOBEL PER LA PACE 2011
Il Nobel per la Pace 2011 assegnato a Ellen Johnson Sirleaf, presidente della Liberia, a Leymah Roberta Gbowee, pacifista e femminista liberiana, e a Tawakkol Karmanm, attivista yemenita per la democrazia.
La redazione e il consiglio direttivo di women in the city esprimono profonda gioia e soddisfazione per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2011 a tre donne, le liberiane Ellen Johnson Sirleaf e Leymah Roberta Gbowee, e la yemenita Tawakkol Karmanm.
Witc sottolinea il significato che questo Premio riveste come riconoscimento del ruolo di tutte le donne nella lotta per i diritti, la pace e la democrazia, e si associa alle felicitazioni che da ogni parte del mondo stanno giungendo alle tre laureate, concretamente impegnate su questo terreno da anni.
Chi sono le Premio Nobel per la Pace 2011
Ellen Johnson Sirleaf, attuale presidente della Liberia, 73 anni, prima donna a rivestire questo incarico nel continente africano, è arrivata alla presidenza nel 2005, ed è impegnata nella ricostruzione del suo Paese, devastato da 14 anni di una guerra civile che ha fatto 250.000 morti.
Di formazione economista, Master of Public Administration presso l'Università Harvard nel 1971, Johnson-Sirleaf parte in esilio a Nairobi, in Kenya, nel 1980, dopo il rovesciamento dell'allora presidente William Tolbert. Torna in patria solo nel 1985, per partecipare alle elezioni del Senato della Liberia, ma quando accusa pubblicamente il regime militare, viene condannata a dieci anni di prigione. Rilasciata dopo poco tempo, si trasferisce a Washington e torna in Liberia solo nel 1997 nel ruolo di economista, lavorando per la Banca Mondiale e per la Citibank in Africa. Johnson-Sirleaf è madre di quattro figli (due vivono negli Usa e due in Liberia) e ha sei nipoti, alcuni dei quali vivono ad Atlanta.
Leymah Gbowee, lavoratrice sociale e militante della pace in Liberia, conosciuta per aver promosso la mobilitazione delle donne che ha spinto i dirigenti a concludere il trattato di pace del 2003. Fondatrice della Rete delle donne per la pace e la sicurezza in Africa, di cui è presidente, e con cui “ condivide il Premio Nobel”.
Tawakkol Karmanm, giornalista, è animatrice delle rivolte per la democrazia a Sana’a, e militante non violenta.
www.womeninthecity.it
La redazione e il consiglio direttivo di women in the city esprimono profonda gioia e soddisfazione per l’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2011 a tre donne, le liberiane Ellen Johnson Sirleaf e Leymah Roberta Gbowee, e la yemenita Tawakkol Karmanm.
Witc sottolinea il significato che questo Premio riveste come riconoscimento del ruolo di tutte le donne nella lotta per i diritti, la pace e la democrazia, e si associa alle felicitazioni che da ogni parte del mondo stanno giungendo alle tre laureate, concretamente impegnate su questo terreno da anni.
Chi sono le Premio Nobel per la Pace 2011
Ellen Johnson Sirleaf, attuale presidente della Liberia, 73 anni, prima donna a rivestire questo incarico nel continente africano, è arrivata alla presidenza nel 2005, ed è impegnata nella ricostruzione del suo Paese, devastato da 14 anni di una guerra civile che ha fatto 250.000 morti.
Di formazione economista, Master of Public Administration presso l'Università Harvard nel 1971, Johnson-Sirleaf parte in esilio a Nairobi, in Kenya, nel 1980, dopo il rovesciamento dell'allora presidente William Tolbert. Torna in patria solo nel 1985, per partecipare alle elezioni del Senato della Liberia, ma quando accusa pubblicamente il regime militare, viene condannata a dieci anni di prigione. Rilasciata dopo poco tempo, si trasferisce a Washington e torna in Liberia solo nel 1997 nel ruolo di economista, lavorando per la Banca Mondiale e per la Citibank in Africa. Johnson-Sirleaf è madre di quattro figli (due vivono negli Usa e due in Liberia) e ha sei nipoti, alcuni dei quali vivono ad Atlanta.
Leymah Gbowee, lavoratrice sociale e militante della pace in Liberia, conosciuta per aver promosso la mobilitazione delle donne che ha spinto i dirigenti a concludere il trattato di pace del 2003. Fondatrice della Rete delle donne per la pace e la sicurezza in Africa, di cui è presidente, e con cui “ condivide il Premio Nobel”.
Tawakkol Karmanm, giornalista, è animatrice delle rivolte per la democrazia a Sana’a, e militante non violenta.
www.womeninthecity.it
mercoledì 28 settembre 2011
NASCE GIULIA, LA RETE DELLE GIORNALISTE LIBERE, UNITE, AUTONOME
Care colleghe, con vivo piacere annunciamo la nascita di GIULIA, una Rete di giornaliste di ogni provenienza regionale, impegnate negli istituti di categoria (ma non solo) ed elette nelle liste di Autonomia o ad esse prossime. La prima uscita avverrà domani, 29 settembre, entro la manifestazione romana per la libertà di informazione e di espressione contro ogni tentativo di bavaglio. L'obiettivo è alto ma altrettanto lo è la posta in gioco: sia introdurre una reale parità e rappresentanza nei nostri istituti di categoria, anche e e soprattutto riformando welfare e organizzazione del lavoro, sia intervenire nel merito del fare cronaca e della rappresentazione dell'immagine della donna e dei modelli di rapporto fra i generi.
Siamo anche su facebook e spero saremo numerose domani al Pantheon (per le romane!)
Un abbraccio
alessandra
GIULIA dice no ai bavagli
No al Le donne hanno una lunga consuetudine con i bavagli, hanno dovuto lottare per conquistare il diritto a parlare e ad essere rispettate come persone, a non essere trattate come oggetti: e oggi tutto ciò viene messo in discussione. Anche per questo nasce GIULIA, la Rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome. E anche per questo GIULIA aderisce e sostiene la protesta del Comitato per la libertà e al diritto all’informazione contro la Legge sulle intercettazioni che vuole imbavagliare l’informazione. Giovedì saremo in piazza del Pantheon, a Roma, dalle 15 alle 18, con la Fnsi, per difendere la democrazia che ha nell’articolo 21 della Costituzione uno dei suoi capisaldi.E invitiamo tutte le giornaliste a mobilitarsi con noi.
Si vuole impedire ai cittadini di essere informati sulle inchieste e sugli indecorosi comportamenti dei politici che non hanno rispetto per le istituzioni che rappresentano. Si vorrebbe silenziare chi, facendo informazione, illumina un sistema di potere maschile che ha ridotto la donna a merce e tangente. Siamo indignate come donne e come giornaliste e siamo sin d’ora pronte alla disubbidienza civile.
Per il coordinamento di GIULIA
Alessandra Mancuso
Italia 28 settermbre 2011
Siamo anche su facebook e spero saremo numerose domani al Pantheon (per le romane!)
Un abbraccio
alessandra
GIULIA dice no ai bavagli
No al Le donne hanno una lunga consuetudine con i bavagli, hanno dovuto lottare per conquistare il diritto a parlare e ad essere rispettate come persone, a non essere trattate come oggetti: e oggi tutto ciò viene messo in discussione. Anche per questo nasce GIULIA, la Rete delle Giornaliste Unite Libere Autonome. E anche per questo GIULIA aderisce e sostiene la protesta del Comitato per la libertà e al diritto all’informazione contro la Legge sulle intercettazioni che vuole imbavagliare l’informazione. Giovedì saremo in piazza del Pantheon, a Roma, dalle 15 alle 18, con la Fnsi, per difendere la democrazia che ha nell’articolo 21 della Costituzione uno dei suoi capisaldi.E invitiamo tutte le giornaliste a mobilitarsi con noi.
Si vuole impedire ai cittadini di essere informati sulle inchieste e sugli indecorosi comportamenti dei politici che non hanno rispetto per le istituzioni che rappresentano. Si vorrebbe silenziare chi, facendo informazione, illumina un sistema di potere maschile che ha ridotto la donna a merce e tangente. Siamo indignate come donne e come giornaliste e siamo sin d’ora pronte alla disubbidienza civile.
Per il coordinamento di GIULIA
Alessandra Mancuso
Italia 28 settermbre 2011
lunedì 26 settembre 2011
RAI NEWS MEDIA PARTNER DI "OMOSESSUALITA' E MEDIA"
Rai News media partner della giornata di studio “Omosessualità e media”
Rai News sarà media partner della giornata di studio “Omosessualità e media. Le parole e le immagini contano” che si terrà mercoledì 5 ottobre presso l’Università di Roma Tor Vergata.
Dopo il riconoscimento del Ministero per le Pari Opportunità “come attività di rilievo nell’ambito della prevenzione e del contrasto dei fenomeni di discriminazione” e l’inserimento della stessa nella banca dati dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), la giornata di studio sarà raccontata dal canale televisivo edito dalla Rai e diretto dal 2006 da Corradino Mineo.
Interverranno, tra gli altri, esponenti del mondo del giornalismo, dell’editoria, del mondo accademico e attivisti per i diritti umani che si confronteranno sul tema della rappresentazione del vissuto delle persone omosessuali nei media in Italia.
La giornata conclude il progetto “Corso di educazione alle differenze affettive e sessuali” (finanziato dalla Provincia di Roma con determina RU 8067 del 30/11/2010) e gestito dal Cirps Consortium (consorzio universitario della Sapienza, Università di Roma) e dal dipartimento di ricerche filosofiche dell’Università di Roma Tor Vergata.
La partecipazione è gratuita e dà diritto a crediti formativi universitari.
Per visualizzare il programma, clicca sul link che segue: http://www.cirpsconsortium.net/Documenti/DifferenzeAffettive/Programma_5_ottobre_2011.pdf
Per scaricare il file in pdf della locandina, clicca sul link che segue: http://www.cirpsconsortium.net/Documenti/DifferenzeAffettive/locandina_convegno.pdf
Per iscriverti alla giornata di studio, clicca sul link che segue: http://www.cirpsconsortium.net/Iscrizione.aspx
Per ulteriori informazioni:
Manuela Cappiello
manuela.cappiello@cirpsconsortium.org
Rosilde Di Pirchio
rosilde.dipirchio@cirpsconsortium.org
Cirps Consortium
Piazza della Costituente
Palazzo Doria Pamphilj
00038 Valmontone (RM)
Tel. 06 95 99 38 216
Fax 06 95 99 38 206
Rai News sarà media partner della giornata di studio “Omosessualità e media. Le parole e le immagini contano” che si terrà mercoledì 5 ottobre presso l’Università di Roma Tor Vergata.
Dopo il riconoscimento del Ministero per le Pari Opportunità “come attività di rilievo nell’ambito della prevenzione e del contrasto dei fenomeni di discriminazione” e l’inserimento della stessa nella banca dati dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), la giornata di studio sarà raccontata dal canale televisivo edito dalla Rai e diretto dal 2006 da Corradino Mineo.
Interverranno, tra gli altri, esponenti del mondo del giornalismo, dell’editoria, del mondo accademico e attivisti per i diritti umani che si confronteranno sul tema della rappresentazione del vissuto delle persone omosessuali nei media in Italia.
La giornata conclude il progetto “Corso di educazione alle differenze affettive e sessuali” (finanziato dalla Provincia di Roma con determina RU 8067 del 30/11/2010) e gestito dal Cirps Consortium (consorzio universitario della Sapienza, Università di Roma) e dal dipartimento di ricerche filosofiche dell’Università di Roma Tor Vergata.
La partecipazione è gratuita e dà diritto a crediti formativi universitari.
Per visualizzare il programma, clicca sul link che segue: http://www.cirpsconsortium.net/Documenti/DifferenzeAffettive/Programma_5_ottobre_2011.pdf
Per scaricare il file in pdf della locandina, clicca sul link che segue: http://www.cirpsconsortium.net/Documenti/DifferenzeAffettive/locandina_convegno.pdf
Per iscriverti alla giornata di studio, clicca sul link che segue: http://www.cirpsconsortium.net/Iscrizione.aspx
Per ulteriori informazioni:
Manuela Cappiello
manuela.cappiello@cirpsconsortium.org
Rosilde Di Pirchio
rosilde.dipirchio@cirpsconsortium.org
Cirps Consortium
Piazza della Costituente
Palazzo Doria Pamphilj
00038 Valmontone (RM)
Tel. 06 95 99 38 216
Fax 06 95 99 38 206
mercoledì 14 settembre 2011
MANOVRA: PROTESTA DELLE DONNE IN TRANSATLANTICO, E' MISOGINA
MANOVRA: PROTESTA DELLE DONNE IN TRANSATLANTICO, E' MISOGINA
VOLANTINAGGIO 'SE NON ORA QUANDO', GOVERNATE CONTRO IL FUTURO
(ANSA) - ROMA, 14 SET - Le donne contestano la manovra con il
volantinaggio del comitato ''Se non ora quando'' (Snoq). ''Le
scelte del governo sono dannose per le donne e inutili per tutti
perche' recessive'', scrivono le promotrici e promettono: ''non
consentiremo che si continui a governare contro le donne e
contro il futuro dell'Italia''.
Sono diversi i punti del provvedimento che vengono
contestati: dalle misure sui dipendenti pubblici (soprattutto
donne) all'innalzamento dell'eta' pensionabile per il settore
privato, dal cambiamento delle norme per la pensione di
reversibilita' all'articolo 8, che ''cancella diritti non
negoziabili delle lavoratrici''. Inoltre, i tagli agli enti
locali porteranno, secondo il comitato, a una riduzione dei
servizi sociali. ''Lo Stato abbandona a se stessi bambini,
vecchi, malati, disabili, tanto saranno le donne a prendersene
cura. Ovviamente gratis'', sottolinea il volantino.
Il comitato ribadisce la necessita' di un patto per fare
dell'Italia ''un luogo vivibile anche per le donne'', convinto
che ''senza questo patto non si esce dalla crisi''. (ANSA).
Y19
14-SET-11 18:52 NNNN
VOLANTINAGGIO 'SE NON ORA QUANDO', GOVERNATE CONTRO IL FUTURO
(ANSA) - ROMA, 14 SET - Le donne contestano la manovra con il
volantinaggio del comitato ''Se non ora quando'' (Snoq). ''Le
scelte del governo sono dannose per le donne e inutili per tutti
perche' recessive'', scrivono le promotrici e promettono: ''non
consentiremo che si continui a governare contro le donne e
contro il futuro dell'Italia''.
Sono diversi i punti del provvedimento che vengono
contestati: dalle misure sui dipendenti pubblici (soprattutto
donne) all'innalzamento dell'eta' pensionabile per il settore
privato, dal cambiamento delle norme per la pensione di
reversibilita' all'articolo 8, che ''cancella diritti non
negoziabili delle lavoratrici''. Inoltre, i tagli agli enti
locali porteranno, secondo il comitato, a una riduzione dei
servizi sociali. ''Lo Stato abbandona a se stessi bambini,
vecchi, malati, disabili, tanto saranno le donne a prendersene
cura. Ovviamente gratis'', sottolinea il volantino.
Il comitato ribadisce la necessita' di un patto per fare
dell'Italia ''un luogo vivibile anche per le donne'', convinto
che ''senza questo patto non si esce dalla crisi''. (ANSA).
Y19
14-SET-11 18:52 NNNN
domenica 21 agosto 2011
CORRIERE DELLA SERA 21.08.2011: "Se uno spot usa il corpo delle bambine"
Se uno spot usa il corpo delle bambine
di Daniela Monti
Guardando le foto della bambina pettinata come Amy Winehouse, semidistesa su una poltrona bianca, modellina per una nuova linea di biancheria intima per bimbe da 4 a 12 anni, che cosa urta di più? Perché un pugno nello stomaco quella foto lo è, lo sappiamo tutti.
Urta il fatto che non sia un gioco: non è la solita bimba che mette per scherzo le scarpe della mamma – la mia nipotina, dieci anni, ha il mio stesso numero di piede e si diverte a pavoneggiarsi per casa con i miei tacchi dodici.
Urta il fatto che la bambina non sappia minimamente ciò che sta facendo: è senza difese, senza scelta. Guarda di sottecchi, una gamba leggermente accavallata: è lei il giocattolo.
Ma il corpo di un bambino non è mai un giocattolo.
Eppure se immagini come questa tornano in modo ricorrente vuol dire che c’è qualcosa di violento che spinge, che forza la mano, che, a furia di mostrarceli, vorrebbe convincerci che, in fondo, non c’è niente di male in certi scatti, «oggi si diventa grandi prima».
Quello dell’infanzia e dei tweens — non più bambini, non ancora adolescenti — è del resto un mercato tutto da arare e che promette bene: perché rinunciarci? Così se bambine di sei anni ora si metteranno a fare i capricci per avere il loro completino intimo con pizzi e laccetti significherà che l’operazione ha fatto centro.
Ma in gioco, qui, c’è molto più di un qualche ritorno economico.
C’è quello che l’economista londinese Catherine Hakim ha chiamato il «capitale erotico», quel potenziale di bellezza ed attrazione che ciascuno possiede e che è in grado, se alto, di assicurare i posti di lavoro e gli stipendi migliori, uniti ad un’intensa vita sociale. Il libro della Hakim, «Honey Money: The Power of Erotic Capital», sta già facendo molto discutere. Ma a chi giova che le donne investano sul loro «capitale erotico» fin da bambine? Non certo alle donne stesse.
Non certo a donne che vogliono crescere libere, pensando alla parità e alla dignità come valori. La bimba che, in intimo firmato, ci guarda dalla pubblicità racconta, una volta di più, del nostro male di vivere.
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di Daniela Monti
Guardando le foto della bambina pettinata come Amy Winehouse, semidistesa su una poltrona bianca, modellina per una nuova linea di biancheria intima per bimbe da 4 a 12 anni, che cosa urta di più? Perché un pugno nello stomaco quella foto lo è, lo sappiamo tutti.
Urta il fatto che non sia un gioco: non è la solita bimba che mette per scherzo le scarpe della mamma – la mia nipotina, dieci anni, ha il mio stesso numero di piede e si diverte a pavoneggiarsi per casa con i miei tacchi dodici.
Urta il fatto che la bambina non sappia minimamente ciò che sta facendo: è senza difese, senza scelta. Guarda di sottecchi, una gamba leggermente accavallata: è lei il giocattolo.
Ma il corpo di un bambino non è mai un giocattolo.
Eppure se immagini come questa tornano in modo ricorrente vuol dire che c’è qualcosa di violento che spinge, che forza la mano, che, a furia di mostrarceli, vorrebbe convincerci che, in fondo, non c’è niente di male in certi scatti, «oggi si diventa grandi prima».
Quello dell’infanzia e dei tweens — non più bambini, non ancora adolescenti — è del resto un mercato tutto da arare e che promette bene: perché rinunciarci? Così se bambine di sei anni ora si metteranno a fare i capricci per avere il loro completino intimo con pizzi e laccetti significherà che l’operazione ha fatto centro.
Ma in gioco, qui, c’è molto più di un qualche ritorno economico.
C’è quello che l’economista londinese Catherine Hakim ha chiamato il «capitale erotico», quel potenziale di bellezza ed attrazione che ciascuno possiede e che è in grado, se alto, di assicurare i posti di lavoro e gli stipendi migliori, uniti ad un’intensa vita sociale. Il libro della Hakim, «Honey Money: The Power of Erotic Capital», sta già facendo molto discutere. Ma a chi giova che le donne investano sul loro «capitale erotico» fin da bambine? Non certo alle donne stesse.
Non certo a donne che vogliono crescere libere, pensando alla parità e alla dignità come valori. La bimba che, in intimo firmato, ci guarda dalla pubblicità racconta, una volta di più, del nostro male di vivere.
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lunedì 11 luglio 2011
LETTERA APERTA AL DG RAI LORENZA LEI
LETTERA APERTA AL DIRETTORE GENERALE DELLA RAI LORENZA LEI
EGREGIO DIRETTORE,
CI RIVOLGIAMO A LEI CHE ABBIAMO SALUTATO CON ENTUSIASMO AL SUO INSEDIAMENTO, IN QUANTO PRIMO DIRETTORE GENERALE DONNA.
SIAMO ALCUNE GIORNALISTE DEL TGI, PROFESSIONISTE CHE – CON VARI RUOLI E STORIE DIVERSE TRA LORO - DA ANNI LAVORANO PER INFORMARE I CITTADINI – TUTTI - NELLO SPIRITO DEL SERVIZIO PUBBLICO, NEL RISPETTO DEL PLURALISMO E DELLA COMPLETEZZA DELL’INFORMAZIONE . SIAMO ANCHE CITTADINE E UTENTI E DOBBIAMO ESPRIMERE IL NOSTRO DISAGIO NELL’AVERE ASSISTITO AL SILENZIO DELLA PRIMA TESTATA DI FRONTE AL MOVIMENTO DELLE DONNE RADUNATE A SIENA – OLTRE 2000 - , UN EVENTO TRASVERSALE , CON 200 COMITATI , REGISTE, ATTRICI, SCRITTRICI, OPERAIE, RAPPRESENTANTI SINDACALI , DEPUTATE DI VARIO COLORE POLITICO, CHE TUTTE INSIEME HANNO RIVENDICATO IL PROPRIO DIRITTO A COSTRUIRE UN PAESE PIU’ EQUO, ANCHE PER DONNE . DIGNITA’ DEL LAVORO, MATERNITA’, PROGRESSIONI DI CARRIERA, PRECARIATO, IMMAGINE PUBBLICA: QUESTI I TEMI CHE ABBIAMO VISTO RAPPRESENTATI NELLE MAGGIORI TESTATE , TRANNE LA PRINCIPALE, IL TG1 . NELLA DUE GIORNI DEL MOVIMENTO DI SIENA , NON ABBIAMO VISTO ANDARE IN ONDA NEANCHE UN SERVIZIO CHE INFORMASSE SULL’EVENTO, IN COMPENSO PERO’ NELL’EDIZIONE DI DOMENICA 10 LUGLIO DELLE 13,30 , ABBIAMO ASSISTITO ALLA CORSA DELLE DONNE SUI TACCHI A SPILLO.
LA SCELTA DEL SILENZIO DELLA PRIMA TESTATA PENALIZZA IL DIRITTO DI TUTTE LE DONNE CHE PAGANO IL CANONE A ESSERE INFORMATE SUGLI EVENTI CHE LE COINVOLGONO E CI CONFERMA NEL CONVINCIMENTO CHE URGE UN RINNOVAMENTO DI MENTALITA’ PER UN’INFORMAZIONE PIU’ VICINA ALLA GENTE, AI PROBLEMI DELLE DONNE, DEI GIOVANI E DEI SOGGETTI PIU’ DEBOLI E PENALIZZATI, AUSPICANDO CHE AVVENGA PRESTO,
CORDIALMENTE
MARIA LUISA BUSI
ALESSANDRA MANCUSO
TIZIANA FERRARIO
MARIA GRAZIE MAZZOLA
ELISA ANZALDO
SIMONA SALA
GIOVANNA ROSSIELLO
DONATELLA SCARNATI
CINZIA FIORATO
EMANUELA TALANI
LUCIA DURACCIO
KARINA LATERZA
FELICITA PISTILLI
EGREGIO DIRETTORE,
CI RIVOLGIAMO A LEI CHE ABBIAMO SALUTATO CON ENTUSIASMO AL SUO INSEDIAMENTO, IN QUANTO PRIMO DIRETTORE GENERALE DONNA.
SIAMO ALCUNE GIORNALISTE DEL TGI, PROFESSIONISTE CHE – CON VARI RUOLI E STORIE DIVERSE TRA LORO - DA ANNI LAVORANO PER INFORMARE I CITTADINI – TUTTI - NELLO SPIRITO DEL SERVIZIO PUBBLICO, NEL RISPETTO DEL PLURALISMO E DELLA COMPLETEZZA DELL’INFORMAZIONE . SIAMO ANCHE CITTADINE E UTENTI E DOBBIAMO ESPRIMERE IL NOSTRO DISAGIO NELL’AVERE ASSISTITO AL SILENZIO DELLA PRIMA TESTATA DI FRONTE AL MOVIMENTO DELLE DONNE RADUNATE A SIENA – OLTRE 2000 - , UN EVENTO TRASVERSALE , CON 200 COMITATI , REGISTE, ATTRICI, SCRITTRICI, OPERAIE, RAPPRESENTANTI SINDACALI , DEPUTATE DI VARIO COLORE POLITICO, CHE TUTTE INSIEME HANNO RIVENDICATO IL PROPRIO DIRITTO A COSTRUIRE UN PAESE PIU’ EQUO, ANCHE PER DONNE . DIGNITA’ DEL LAVORO, MATERNITA’, PROGRESSIONI DI CARRIERA, PRECARIATO, IMMAGINE PUBBLICA: QUESTI I TEMI CHE ABBIAMO VISTO RAPPRESENTATI NELLE MAGGIORI TESTATE , TRANNE LA PRINCIPALE, IL TG1 . NELLA DUE GIORNI DEL MOVIMENTO DI SIENA , NON ABBIAMO VISTO ANDARE IN ONDA NEANCHE UN SERVIZIO CHE INFORMASSE SULL’EVENTO, IN COMPENSO PERO’ NELL’EDIZIONE DI DOMENICA 10 LUGLIO DELLE 13,30 , ABBIAMO ASSISTITO ALLA CORSA DELLE DONNE SUI TACCHI A SPILLO.
LA SCELTA DEL SILENZIO DELLA PRIMA TESTATA PENALIZZA IL DIRITTO DI TUTTE LE DONNE CHE PAGANO IL CANONE A ESSERE INFORMATE SUGLI EVENTI CHE LE COINVOLGONO E CI CONFERMA NEL CONVINCIMENTO CHE URGE UN RINNOVAMENTO DI MENTALITA’ PER UN’INFORMAZIONE PIU’ VICINA ALLA GENTE, AI PROBLEMI DELLE DONNE, DEI GIOVANI E DEI SOGGETTI PIU’ DEBOLI E PENALIZZATI, AUSPICANDO CHE AVVENGA PRESTO,
CORDIALMENTE
MARIA LUISA BUSI
ALESSANDRA MANCUSO
TIZIANA FERRARIO
MARIA GRAZIE MAZZOLA
ELISA ANZALDO
SIMONA SALA
GIOVANNA ROSSIELLO
DONATELLA SCARNATI
CINZIA FIORATO
EMANUELA TALANI
LUCIA DURACCIO
KARINA LATERZA
FELICITA PISTILLI
mercoledì 6 luglio 2011
SE NON ORA QUANDO: ANCHE LA CPO USIGRAI A SIENA
'SE NON ORA QUANDO', A SIENA COMITATI DA 120 CITTA' ITALIANE
CON PERINA, LIVIA TURCO E CAMUSSO, CHIUDE CRISTINA COMENCINI
(ANSA) - SIENA, 6 LUG - Oltre mille presenze gia' registrate,
altre adesioni previste in arrivo per le prossime ore:
un'affluenza da record che ha costretto le organizzatrici a
spostare l'evento dal complesso di Santa Maria della Scala alla
piazza del Duomo di Siena. Sono i numeri dell'incontro
nazionale, sabato e domenica a Siena, al quale prenderanno parte
comitati di oltre 120 citta' italiane che hanno aderito
all'appello 'Se non ora quando' per il quale il 13
febbraio scorso scese in piazza un milione di persone.
I temi intorno a cui si sviluppera' l'appuntamento sono
corpo, maternita', lavoro e rappresentazione. I lavori si
apriranno sabato 9 con la proiezione di un video sulla
manifestazione di febbraio e l'intervento di rappresentanti del
comitato nazionale ''Se Non Ora Quando'', seguite poi
dall'economista Tindara Addabbo, da Linda Sabbadini dell'Istat e
da Sabina Castelfranco della Stampa estera.
Proseguiranno nel pomeriggio con uno spazio dedicato ai
comitati locali e brevi interventi - fra gli altri - di Lorella
Zanardo (il corpo delle donne) e di alcune politiche come Flavia
Perina e Pina Buongiorno, Livia Turco e Susanna Camusso.
Previsto un flashmob in Piazza del campo alle 19. Domenica si
discutera' di come strutturare la rete delle donne in Italia: la
chiusura (prevista per le 13.30) e' affidata a Cristina
Comencini. Per chi non sara' a Siena, sara' possibile seguire
l'evento sul web con una diretta streaming su Radio Articolo 1,
su www.esemplaretv.com, tramite il blog di Se non ora quando (60
mila accessi a giugno), la pagina Facebook Se Non Ora Quando (5
mila amici e 45.829 contatti a giugno) e l'account
twitter@comitato13febbraio2011. (ANSA).
GRO
06-LUG-11 17:29 NNNN
CON PERINA, LIVIA TURCO E CAMUSSO, CHIUDE CRISTINA COMENCINI
(ANSA) - SIENA, 6 LUG - Oltre mille presenze gia' registrate,
altre adesioni previste in arrivo per le prossime ore:
un'affluenza da record che ha costretto le organizzatrici a
spostare l'evento dal complesso di Santa Maria della Scala alla
piazza del Duomo di Siena. Sono i numeri dell'incontro
nazionale, sabato e domenica a Siena, al quale prenderanno parte
comitati di oltre 120 citta' italiane che hanno aderito
all'appello 'Se non ora quando' per il quale il 13
febbraio scorso scese in piazza un milione di persone.
I temi intorno a cui si sviluppera' l'appuntamento sono
corpo, maternita', lavoro e rappresentazione. I lavori si
apriranno sabato 9 con la proiezione di un video sulla
manifestazione di febbraio e l'intervento di rappresentanti del
comitato nazionale ''Se Non Ora Quando'', seguite poi
dall'economista Tindara Addabbo, da Linda Sabbadini dell'Istat e
da Sabina Castelfranco della Stampa estera.
Proseguiranno nel pomeriggio con uno spazio dedicato ai
comitati locali e brevi interventi - fra gli altri - di Lorella
Zanardo (il corpo delle donne) e di alcune politiche come Flavia
Perina e Pina Buongiorno, Livia Turco e Susanna Camusso.
Previsto un flashmob in Piazza del campo alle 19. Domenica si
discutera' di come strutturare la rete delle donne in Italia: la
chiusura (prevista per le 13.30) e' affidata a Cristina
Comencini. Per chi non sara' a Siena, sara' possibile seguire
l'evento sul web con una diretta streaming su Radio Articolo 1,
su www.esemplaretv.com, tramite il blog di Se non ora quando (60
mila accessi a giugno), la pagina Facebook Se Non Ora Quando (5
mila amici e 45.829 contatti a giugno) e l'account
twitter@comitato13febbraio2011. (ANSA).
GRO
06-LUG-11 17:29 NNNN
domenica 12 giugno 2011
I DATI SULLE PRESENZE GIORNALISTICHE IN RAI: AL 31 DICEMBRE 2010 LE DONNE DIRIGENTI SONO IL 4%
DATI RELATIVI ALLE PRESENZE GIORNALISTICHE IN RAI
FORNITI DA RISORSE UMANE E AGGIORNATI AL 31 DICEMBRE 2010
Per dirigenti si intendono direttori, vicedirettori, capiredattori, capiredattori centrale e inviati con qualifica
In totale il personale giornalistico in Rai e’ di 1656 unita’: 1097 uomini e 559 donne (33,7%)
Dirigenti 280 uomini (17%) 67 donne (4%)
Tra i direttori 2 sole donne
Tra i vicedirettori 32 uomini e 3 donne
Tra i capiredattori 236 uomini e 63 donne
Tra i vicecapiredattori 118 uomini e 69 donne
Tra i capiservizio 168 uomini e 111 donne
Nel dettaglio:
TG 1 organico totale 141. Dirigenti 33 uomini, 6 donne
Vicecapiredattori 12 uomini 6 donne
Capiservizio 7 uomini 17 donne
Inviati 6 uomini 6 donne
Redattori ordinari 12 uomini 20 donne
TG 2 organico totale 123. Dirigenti 19 uomini 6 donne
Vicecapiredattori 11 uomini 9 donne
Capiservizio 6 uomini 7 donne
Inviati 4 uomini 3 donne
Redattori Ordinari 18 uomini 24 donne
TG 3 organico totale 98. Dirigenti 24 uomini 5 donne
Vicecapiredattori 4 uomini 7 donne
Capiservizio 2 uomini 7 donne
Inviati 2 donne
Redattori Ordinari 17 uomini 15 donne
RAI NEWS 24 organico totale 95. Dirigenti 12 uomini 6 donne
Vice capiredattori 6 uomini 6 donne
Capiservizio 10 uomini 7 donne
Inviati 1 uomo 1 donne
Redattori ordinari 24 uomini 22 donne
TGR organico totale 657. Dirigenti 44 uomini 11 donne
Vice capiredattori 50 uomini 11 donne
Inviati 17 uomini 4 donne
Capiservizio 100 uomini 45 donne
Redattori ordinari 144 uomini 108 donne
RAI PARLAMENTO organico totale 27. Dirigenti 5 uomini 3 donne
Vicecapiredattori 2 uomini 2 donne
Capiservizio 1 uomo 1 donne
Redattori ordinari 6 uomini 7 donne
RAI SPORT organico totale 94. Dirigenti 23 uomini 1 donna
Vicecapiredattori 6 uomini 3 donne
Inviati 15 uomini 3 donne
Capiservizio 11 uomini 2 donne
Redattori Ordianri 20 uomini 6 donne
TELEVIDEO organico totale 50 Dirigenti 8 uomini 4 donne
Vicecapiredattori 2 uomini 3 donne
Inviati 1 uomo 1 donna
Capiservizio 7 uomini 6 donne
Redattori ordinari 8 uomini 11 donne
RAI TECHE 1 dirigente donna
UFFICI DI CORRISPONDENZA ALL’ESTERO organico totale 27.
Dirigenti 13 uomini 1 donna
Vicecapiredattori 1 uomo
Inviati 5 uomini 2 donne
Capiservizio 4 uomini
GR RADIO1 organico totale 161. Dirigenti 27 uomini 9 donne
Vicecapiredattori 16 uomini 17 donne
Capiservizio 14 uomini 11 donne
Inviati 7 uomini 3 donne
Redattori ordinari 26 uomini 30 donne
GR PARLAMENTO organico totale 17
Dirigenti 4 uomini
Vicecapiredattori 2 uomini 1 donna
Capiservizio 1 uomo 2 donne
Redattori ordianri 4 uomini 3 donne
COMUNICAZIONE E RELAZIONI ESTERNE
Organico totale 17 Dirigenti 3 uomini 3 donne
Vicecapiredattori 1 uomo
Capiservizio 2 uomini 1 donna
Redattori Ordinari 2 uomini 4 donne
RETI (RETE 1, 2 e 3) organico totale 56 Dirigenti 28 uomini 5 donne
Vicecapiredattori 1 uomo 1 donna
Inviati 2 uomini
Capiservizio 2 donne
Redattori ordinari 4 uomini 13 donne
RAI INTERNATIONAL organico totale 41 Dirigenti 12 uomini 2 donne
Vicecaporedattori 3 uomini 1 donna
Capiservizio 2 uomini 1 donna
Redattori ordinari 7 uomini 12 donne
FORNITI DA RISORSE UMANE E AGGIORNATI AL 31 DICEMBRE 2010
Per dirigenti si intendono direttori, vicedirettori, capiredattori, capiredattori centrale e inviati con qualifica
In totale il personale giornalistico in Rai e’ di 1656 unita’: 1097 uomini e 559 donne (33,7%)
Dirigenti 280 uomini (17%) 67 donne (4%)
Tra i direttori 2 sole donne
Tra i vicedirettori 32 uomini e 3 donne
Tra i capiredattori 236 uomini e 63 donne
Tra i vicecapiredattori 118 uomini e 69 donne
Tra i capiservizio 168 uomini e 111 donne
Nel dettaglio:
TG 1 organico totale 141. Dirigenti 33 uomini, 6 donne
Vicecapiredattori 12 uomini 6 donne
Capiservizio 7 uomini 17 donne
Inviati 6 uomini 6 donne
Redattori ordinari 12 uomini 20 donne
TG 2 organico totale 123. Dirigenti 19 uomini 6 donne
Vicecapiredattori 11 uomini 9 donne
Capiservizio 6 uomini 7 donne
Inviati 4 uomini 3 donne
Redattori Ordinari 18 uomini 24 donne
TG 3 organico totale 98. Dirigenti 24 uomini 5 donne
Vicecapiredattori 4 uomini 7 donne
Capiservizio 2 uomini 7 donne
Inviati 2 donne
Redattori Ordinari 17 uomini 15 donne
RAI NEWS 24 organico totale 95. Dirigenti 12 uomini 6 donne
Vice capiredattori 6 uomini 6 donne
Capiservizio 10 uomini 7 donne
Inviati 1 uomo 1 donne
Redattori ordinari 24 uomini 22 donne
TGR organico totale 657. Dirigenti 44 uomini 11 donne
Vice capiredattori 50 uomini 11 donne
Inviati 17 uomini 4 donne
Capiservizio 100 uomini 45 donne
Redattori ordinari 144 uomini 108 donne
RAI PARLAMENTO organico totale 27. Dirigenti 5 uomini 3 donne
Vicecapiredattori 2 uomini 2 donne
Capiservizio 1 uomo 1 donne
Redattori ordinari 6 uomini 7 donne
RAI SPORT organico totale 94. Dirigenti 23 uomini 1 donna
Vicecapiredattori 6 uomini 3 donne
Inviati 15 uomini 3 donne
Capiservizio 11 uomini 2 donne
Redattori Ordianri 20 uomini 6 donne
TELEVIDEO organico totale 50 Dirigenti 8 uomini 4 donne
Vicecapiredattori 2 uomini 3 donne
Inviati 1 uomo 1 donna
Capiservizio 7 uomini 6 donne
Redattori ordinari 8 uomini 11 donne
RAI TECHE 1 dirigente donna
UFFICI DI CORRISPONDENZA ALL’ESTERO organico totale 27.
Dirigenti 13 uomini 1 donna
Vicecapiredattori 1 uomo
Inviati 5 uomini 2 donne
Capiservizio 4 uomini
GR RADIO1 organico totale 161. Dirigenti 27 uomini 9 donne
Vicecapiredattori 16 uomini 17 donne
Capiservizio 14 uomini 11 donne
Inviati 7 uomini 3 donne
Redattori ordinari 26 uomini 30 donne
GR PARLAMENTO organico totale 17
Dirigenti 4 uomini
Vicecapiredattori 2 uomini 1 donna
Capiservizio 1 uomo 2 donne
Redattori ordianri 4 uomini 3 donne
COMUNICAZIONE E RELAZIONI ESTERNE
Organico totale 17 Dirigenti 3 uomini 3 donne
Vicecapiredattori 1 uomo
Capiservizio 2 uomini 1 donna
Redattori Ordinari 2 uomini 4 donne
RETI (RETE 1, 2 e 3) organico totale 56 Dirigenti 28 uomini 5 donne
Vicecapiredattori 1 uomo 1 donna
Inviati 2 uomini
Capiservizio 2 donne
Redattori ordinari 4 uomini 13 donne
RAI INTERNATIONAL organico totale 41 Dirigenti 12 uomini 2 donne
Vicecaporedattori 3 uomini 1 donna
Capiservizio 2 uomini 1 donna
Redattori ordinari 7 uomini 12 donne
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